AMBIENTE & BIOEDILIZIA

tegole fiorite

Abitare naturale

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Arredamento naturale

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Imago Mundi - Cagliari
 
Sirio Arreda - Guspini (VS)
 
Nuove Tecnologie - Guspini (VS)
 
Sarda Giunco - Assemini (Ca)
 
Non Solo Ferro - Senorbi' (Ca)

Nuove tecnologie - Arredamento biologico e naturale - Guspini (VS)

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Vico Parigi, 11 – Guspini (VS)

Contatti: Tel. 0709786018 cell. 3402449376 ecosirio@gmail.com

http://www.arredamentinuovetecnologie.com/

Una mano all'uomo...e...all'ambiente

Beni di consumo - Prodotti manufatturieri diversi - Mercato dell'arredamento, del Biologico e del naturale.

Produzione linea ECOSIRIO, progettazione e vendita, di:

  1. LINEA ECOSIRIO CASA arredamenti su misura, mobili e complementari sonori per il miglioramento acustico, per interni ed esterni, produzione di mobili e complementi funzionali ecologici, realizzati in legno certificato trattati a cera e/o con vernici AURO ecologiche – terre crude – fibre vegetali - feltri tessili decorativi in lana EDILANA CO2.0 divani-imbottiti, sedute con verde vegetale, letti, culle per infanzia, materassi realizzati a mano di ogni misura, sistemi ergonomici, guanciali in lana cotone, coperte foderate, crocias (vecchie coperte sarda pesanti con impunture ), naturali al 100% realizzati con fodere esterne in cotone greggio ispezionabili ed interno in lana di pecora autoctona sarda con cerficazioni e marchio materia prima EDILANA ed aromatizzata con Lavandula agustifolia prodotta da Villamiranda in Sardegna, qualsiasi misura e qualsiasi progetto personale noi lo realizziamo. Arredamenti domotici progettati e prodotti su misura e per esigenze personalizzati, ergonomici per persone con disabilità e/o problemi specifici.
  2. LINEA ECOSIRIO MODA Pochette, borse, portacellulari, borsine, accessori moda, gadget.
  3. LINEA AGRIS-ECOSIRIO PACKAGING per l'agro alimentare di qualità in LANA EDILANA, contenitori per il vino, l'olio, vestitini per i formaggi ideali per evitare gli sbalzi termici agli alimenti delicati, forni solari, frigoriferi ecologici in lana per i vini dal fresco cantina.
  4. LINEA ECOSIRIO MARE  arredo per imbarcazioni, in legno ecologico e imbottiture ignifughe in lana 
  5. LINEA SARDKEA Progettazione e realizzazione di strutture per abitazione transumante, smontabili e complete di suppellettili, elettrificati, con diffusori illuminanti ecologici, fornitura chiavi in mano

  • vendita di arredamenti Bioedilizia e complementi di produzione industriale dei più grandi marchi italiani
  • servizi offerti: preventivi gratuiti, progettazione ambienti, consulenza, perizie, riciclo vecchi materassi con ritiro e smontaggio delle materie seconde.

La progettazione e controllo della produzione, cura prototipi è affidata a: Graziella Caria designer e consulente bioedile

(brevi informazioni) dal 1977 arredatrice d'interni, dal 2001 consulente bioedilizia A.N.A.B. (2000/2001 con tesi su azienda agrituristica Bio in Sardegna Tanca Bottazzi); esperta in progettazione e produzione di arredamento ecologico, feng shui; delegato ANAB Nazionale per il gruppo di lavoro Sardegna, organizzatrice di eventi - conferenze in tema Sostenibilità Ambientale, Bioedilizia "edilizia Bioecologica" , di Laboratori di Architettura Naturale, di riciclaggio materiali, collaborazioni con CEA, scuole ed associazioni Ambientaliste, di laboratori arazzi, con la tecnica della feltratura ad ago/acqua nella filiera di CO2.0, appassionata ecologista, ricercatrice di erbe tintorie e vegetali, consulenza gratuita bio-ecologia ed inquinamento indoor, progettazione di arredo tessile innovativo. La responsabilità del laboratorio di produzione comparto legno ed assimilati in azienda è affidata a: Marinella Caria

La responsabilità della vendita progetti d'interni ed esterni è affidata a: Isabella Caria

 

 

Bioarchitettura: costruire e recuperare

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Gea BioCostruzioni - Restauri e Nuove Costruzioni in Terra Cruda - Cagliari

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Via S. Croce 10  - Cagliari

Contatti: Tel/Fax:  070 663423 Rodolfo Ciucciomei   3208811536      info@geabiocostruzioni.it        www.geabiocostruzioni.it

Gea bioCostruzioni è un’Impresa Artigiana che realizza Nuove Costruzioni in Terra Cruda e Restaura, con Materiali e Tecniche Tradizionali, Case per Civile Abitazione ed Edifici di Interesse Storico.

Opere in Pietra, in Terra Cruda compresa la Fabbrica dei Mattoni, Solai e Tetti in Legno ventilati, lavorazione della Canna per le coperture, Intonaci di terra e calce, Pavimentazioni di Argilla Cruda,  Cotto, Pitture composte da Materie Prime Vegetali Naturali.

L’applicazione quotidiana nel proprio lavoro del concetto primario di Sviluppo Sostenibile, permette inoltre la valorizzazione delle Risorse Umane ed Ambientali, rinnova il legame con le  Tecniche Costruttive della Tradizione locale come appunto  la Terra Cruda, in campidanesesu ladiri”.

Il Legame con la Tradizione, l’utilizzo sapiente di Materie Prime naturali e rinnovabili, la scelta di non utilizzare prodotti di derivazione petrolifera e/o chimica nei trattamenti e finitura delle opere, le Tecniche di Lavorazione Manuale sono gli Ingredienti del Lavoro Artigiano dell’Impresa, le basi del modo di operare sia nel Restauro Conservativo che nelle Nuove Costruzioni, al fine di ottenere ambienti “Emotivamente Sani”, “Energicamente Puliti” e “Socialmente Economici”.

Silvano Piras - Bioarchitetto - Cagliari

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CONTATTI: Cell.    320 1157083           

s.pirasa@tiscali.it    http://www.silvanopiras.it/

Silvano Piras vive a Cagliari, dove esercita come architetto libero professionista, occupandosi soprattutto di architettura naturale e di terra cruda.

E' specializzato in "Tecnologie Appropriate, insediamenti nei Paesi in Via di Sviluppo" di cui ha seguito il corso all'Università "La Sapienza" di Roma.
E’ delegato dell’Associazione Nazionale Architettura Bioecologica.

Si occupa di architettura sociale e ha progettato per alcune amministrazioni comunali diverse opere pubbliche, alcune delle quali in collaborazione con altri architetti: la ristrutturazione dei cimiteri di Sadali e di S.Giovanni Suergiu, il Centro Polivalente e il recupero del vecchio Municipio a Sinnai, e la biblioteca di Samassi, realizzata in blocchi d'argilla e altri materiali naturali.
Le sue principali attività sono incentrate sulla bioedilizia e l'architettura di terra cruda, materiale con cui ha progettato e realizzato abitazioni a Poggio dei Pini, Castiadas, San Vito e Vallermosa, strutture per il turismo a San Vito e Flumminimaggiore, e diversi recuperi di edifici tradizionali (a Porto Pino, San Sperate, Pirri, Quartucciu).
Ha organizzato il "Corso per la realizzazione di volte e cupole in terra cruda" che si è tenuto a San Sperate.
Ha progettato e coordinato il corso di formazione professionale per muratori dell'ISFORCoop, sui temi del Recupero degli edifici tradizionali in pietra e terra cruda e l'uso dei materiali ecologici nelle nuove costruzioni.
Si occupa inoltre di progettazione ambientale: ha coordinato il gruppo di lavoro del Progetto Life-Natura "Dune di Piscinas- Monte Arcuentu", su incarico della Provincia di Cagliari.

PER APPROFONDIRE:

Costruire abitazioni naturali in ecovillaggi

Abitare ecologico in un quartiere a Su Stangioni

Le citta' di terra

La Living machine: sitemi avanzati di fitodepurazione

Abitazione ecologica a Vallermosa

Autocostruire in Sardegna

Costruire ecologico riciclando nella Valle di Monte Porceddus

La fabbricazione del mattone di argilla

Le qualita' della terra cruda

Intervento a Mediterra 2009

Sottostudio - Bioarchitettura - Cagliari

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Associazione di Promozione Sociale degli Architetti Paola Contu, Carla Zedda e Maristella Abbate

via San Giovanni 178 – Cagliari

Contatti: Tel. 070 – 7548216 Cell. 3389584557 e 3406867188

aps.sottostudio@gmail.com

https://www.facebook.com/aps.sottostudio

L’associazione SottoStudio è fondata da un gruppo di architetti con esperienze pluriennali nel settore professionale e della ricerca scientifica, e nasce con la finalità di contribuire alla promozione dello sviluppo sostenibile nella società.

L’Associazione si pone gli obiettivi di:

 - divulgare il pensiero di un modus vivendi più attento al rispetto delle risorse naturali;

- favorire la conoscenza di specificità locali ispiratrici di nuovi modelli di società più vivibili, anche attraverso la diffusione delle espressioni architettoniche, artistiche, letterarie e culturali in genere.

SottoStudio promuove  attività e idee di architettura bioclimatica ed ecocompatibile, e collabora con altre associazioni ed enti per campagne informative, eventi, mostre, laboratori, seminari e giornate di studio sui temi della riqualificazione urbana, energetica, ambientale e sul tema dello sviluppo sostenibile.

Tra le attività proposte dall’Associazione vi è anche l’assistenza ideativa per la progettazione e il recupero ecosostenibile in contesti abitati di varia complessità, per l’efficientamento energetico degli edifici e per la produzione di energia da fonti alternative (fotovoltaico, termico, eolico, ecc.).

I destinatari sono tutti gli interessati alle tematiche e agli obiettivi dell’Associazione, ad esempio le persone che desiderano vivere in ambienti ecologici e energeticamente sostenibili, gli amministratori di enti locali, le imprese edili, le scuole e le attività eco turistiche.

La nostra Associazione offre, inoltre, consulenza via e-mail sulle soluzioni edilizie ed impiantistiche per il risparmio energetico e sugli incentivi nazionali per il recupero delle spese sostenute (sgravi fiscali del 50% e del 65%, e “Conto termico”).

Per le novità sull’attestato di prestazione energetica (APE, documento che certifica i consumi energetici degli immobili) clicca qui.

 

Per informazioni e richieste di consulenza scrivere a:

aps.sottostudio@gmail.com

 

AllegatoDimensione
APE - nota informativa_ottobre 2013.pdf99.89 KB

Case in legno

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Andrae Haus - Oristano

Haus Erdas Società Cooperativa sociale Onlus - Bioedilizia - Oristano

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Via Lazio 5 - Oristano (OR)

Contatti: Cell. 3338243430  info@hauserdas.it

 www.hauserdas.it

Haus Erdas propone:

  • Case in bioedilizia e infissi di qualità

  • Finestre di tutti i tipi che resistono a tutte le intemperie

  • Case in bioedilizia in legno a grande risparmio energetico

 

Haus Erdas è una società che si occupa della vendita di case in bioedilizia ed è in grado di realizzare qualsiasi tipo di costruzione avvalendosi  della collaborazione di esperti del settore.

Tutto il materiale utilizzato per la costruzione è certificato e tutti i materiali sono ecosostenibili nel pieno rispetto della natura. La casa può essere pronta dal grezzo avanzato a chiavi in mano completa di impianto termico solare e fotovoltaico.

La ditta Haus Erdas e il team in Germania a Hausham (Bavaria), Austria (Innsbruck) e Alto Adige (Bolzano) collabora con esperti nel legno e diversi maestri carpentieri, e insieme ai progettisti realizza case di qualità e benessere. Costruisce case su qualsiasi progetto e forma, realizzate insieme a voi.

La Bioedilizia è un modo di porsi nel costruire, utilizzando tecnologie con consapevolezza e attenzione nell'uso dei materiali sempre esistiti in natura, compatibili con le esigenze delle moderne abitazioni e con la disponibilità cosciente e controllata delle risorse.

La Bioedilizia utilizza materie prime esclusivamente naturali, riciclabili e assicura lo smaltimento di rifiuti prodotti dall'edilizia. Costruire in bioedilizia comporta la tutela della salute, utilizzando materiali traspiranti, risparmio energetico, isolamento termico degli edifici e utilizzo di fonti energetiche rinnovabili con finiture armoniose.

Costruire in Bioedilizia significa ridurre al minimo l'impatto sulla salute e sull'ambiente utilizzando materiali naturali ed ecologici. Significa implementare la capacità nella nostra casa di trattenere calore e di disperderlo quando occorre, limitando il consumo di risorse costose e non rinnovabili.

 

 

Feng shui

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Geppi Montaldo - Cagliari
 
Graziella Caria - Guspini (Vs)

Giardinaggio

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Gian Carmine Casu - Capoterra (Ca)
 

Illuminazione a spettro solare

Vestiti e tessuti – Ecofashion

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Anna Grindi - Tempio Pausania (OT)

Ambiente

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Concimi e fertilizzanti biologici

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Orto Biologico Shop - Prodotti Bio - Cagliari
 

Eco pulizie urbane e industriali

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Ecocity Service - Quartucciu (Ca)

Energia rinnovabile

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SottoStudio - Cagliari

Riciclo

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Carta Riciclata:  SETRAND - Settimo San Pietro (Ca)
 
Plastica Riciclata : STEMPLAST - Paulilatino - (Or)
 
Vetro: ECO BOTTLE - Selargius (Ca) - Bottiglie ecologiche
           ECOSANSPERATE - San Sperate - (Ca)

Sistemi Filtrazione Acqua

Smaltimento rifiuti

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SETRAND - Settimo San Pietro (Ca)

 

Aree Naturali Protette

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Aree Marine Protette

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Le Aree Marine Protette rispondono principalmente al bisogno di tutela della biodiversità e di conservazione dell'integrità ambientale marina e costiera, ma rispondono anche all'esigenza di un nuovo modo di gestire il territorio secondo l'ottica dello sviluppo sostenibile.

 

Lo scopo è principalmente quello conservativo e di tutela delle caratteristiche naturali e geomorfologiche dell'area, con particolare riguardo alla flora e alla fauna marina e costiera.

 

Nelle Aree Marine Protette si perseguono altresì obiettivi quali lo studio e la ricerca scientifica nonché le attività didattico divulgative, proponendo corretti comportamenti per prevenire i danni ambientali e sensibilizzando le comunità locali, ad una migliore conoscenza per la valorizzazione del territorio emerso e sommerso, e di tutte le sue risorse.

 

Capo Caccia - Isola Piana

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Di grande importanza naturalistico e ambientale per la presenza di diverse specie floristiche e faunistiche di particolare interesse scientifico rappresenta anche il paradiso delle grotte sottomarine.

L'area marina è inserita all'interno del parco regionale di Porto conte ed è ricompresa fra l'insenatura di Porto Conte e il tratto di mare prospiciente la Punta del Giglio e Capo Caccia.

Di notevole pregio la foresta demaniale Le Prigionette, gestita dall'Ente Foreste, inserita in numerosi itinerari turistici e meta durante il corso dell'anno di un alto numero di viisitatori. Il complesso offre vedute panoramiche di pregio e di facile accesso, di attrezzati punti di ristoro e di sentieri trekking meta di numerosi turisti ai quali è data anche la possibilità, previo assenso del personale forestale, di raggiungere zone normalmente precluse per fini conservativi, come quelle alle pendici del monte Timidone e parte dell'area di Cala della Barca. Capocaccia costituisce un importante habitat del falco pellegrino e del grifone.

La zona di Punta del Giglio e Capo Caccia è il paradiso delle grotte sottomarine come quella di Nettuno e di Nereo
 


Ente gestore
Comune di Alghero
c/o Ufficio Ambiente, Via. S. Anna, 40, Alghero, 07041 (SS)
Tel. 079.997816, fax 079.997819

Sede staccata
Porto Conte Ricerche
Località Tramariglio - SP 55, Km 8,000
Tel. 079.998551/548/543, fax 079.998415
Sito web dell'ente gestore

info@ampcapocaccia.it

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Capo Carbonara - Villasimius

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La zona interessata è l'area marina costiera antistante le isole di Serpentara e dei Cavoli, i territori costieri limitrofi del comune di Villasimìus compresi i relativi territori costieri appartenenti al demanio marittimo.

 

Ambiente
Gli scenari sommersi sono caratterizzati da rocce granitiche che formano pinnacoli e bastioni, avvallamenti, spaccature e tafoni, sovente colorati dal giallo delle margherite di mare o dal rosso delle gorgonie. Nei pressi dei Variglioni dell'Isola dei Cavoli è normale incontrare branchi di barracuda mediterranei e seguirli nei loro pattugliamenti in cerca di cibo, grazie anche alla notevole trasparenza dell'acqua. Nei pressi della Secca di Cala Caterina si può scendere ad ammirare uno spettacolo sommerso fatto di grosse frane granitiche, abitate da una tranquilla  popolazione di cernie ed orate di grandi dimensioni.

Fauna
All'interno dell'Area Marina sono presenti le specie ittiche tipiche dei mari della Sardegna, tanto dei fondali rocciosi, predominanti nell'area, quanto di quelli più sabbiosi: polpi, gamberi, saraghi, triglie, dentici, ricciole, capponi, murene, aragoste, cefali, orate, corvine.

Si scoprono anche delle curiose eccezioni: recentemente, a causa di un sensibile innalzamento della temperatura delle acque, alcune specie tropicali hanno trovato casa in una secca antistante la spiaggia di Simius, ben accolti e coccolati dal personale dell'area marina e dai turisti. Segnaliamo anche la presenza del più grande mollusco bivalve del Mediterraneo: la Pinna Nobilis.

Tra i mammiferi, oltre alla frequente presenza dei Delfini Tursiopi, qualche anno fa è stato avvistato un esemplare della rarissima foca monaca. La loro presenza è una conferma ulteriore di acque incontaminate e di un habitat specifico che molte specie scelgono per la riproduzione, la crescita, il nutrimento. Per quanto riguarda la fauna terrestre segnaliamo, soprattutto nel contesto dello Stagno di Notteri e negli anfratti dell'Isola dei Cavoli, la presenza di specie volatili come il Falco Pellegrino, il Marangone dal Ciuffo, la Magnanina Sarda, l'Averla Piccola, il Calandro e la Calandrella, la Sterna e il Fenicottero Rosa.

 
Flora
Sono 136 le varietà vegetali spontanee presenti nell'Area Marina Protetta. Degno di particolare interesse è il dracunculus, una pianta necrofora che si riproduce nell'Isola dei Cavoli. Tipici dell'area costiera sono la macchia mediterranea - con le sue piante adatte ad affrontare le stagioni secche e asciutte-, il ginepro coccolone, il pistacchio e il mirto. Per la flora sottomarina, invece, l'Isola di Serpentara, la Secca dei Berni e la secca di Cala Caterina costituiscono l'ambiente ideale per rigogliose praterie di posidonia, importantissima per la riossigenazione delle acque.  

Monitoraggio e Ricerca Scientifica
L’Area Marina Protetta (AMP) si occupa del monitoraggio, con servizi di sorveglianza e tutela, di tutta l’area marina e costiera. Svolge lavori di ricerca scientifica grazie al supporto dell'Università di Cagliari, alla quale è stato affidato il vecchio faro dell'Isola dei Cavoli come sede logistica. Promuove la formazione di professionalità specifiche e numerose iniziative a livello locale, nazionale e internazionale, con lo scopo di valorizzare le risorse naturali e umane dell'Area Marina.

Contatti
Area marina protetta Capo Carbonara - Villasimius
Tel. 070 790234         - Fax. 070 790314
Sito web ufficiale dell'Area Marina Protetta
http://www.ampcapocarbonara.it/

Ente gestore
Comune di Villasimius
Tel. 070 79301 - Fax. 070 792004
Sito web dell'ente gestore
info@comunevillasimius.it

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Isola dell'Asinara

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Un'isolamento durato oltre un secolo ha reso l'isola un patrimonio unico e di inestimabile valore. Inserita all'interno del parco nazionale omonimo l'area marina si caratterizza per l’elevata integrità e diversità delle specie floro-faunistiche presenti. L'isola è sede di un cantiere forestale gestito dall'Ente Foreste.

 

L'Asinara, per dimensioni la seconda isola sarda dopo Sant'Antioco, presenta una forma stretta, allungata in senso Nord-Sud con un andamento della linea costa molto frastagliato, indice di una notevole varietà di habitat.

L'Isola presenta una situazione storica, ambientale e giuridica estremamente singolare. Sebbene i primi resti della presenza umana risalgano al neolitico, la natura si e potuta conservare grazie ad un susseguirsi di eventi che le fecero assumere il nome poco accattivante di Isola del Diavolo: è stata una Stazione Sanitaria di quarantena, un campo di prigionia nella prima guerra mondiale ed uno dei principali supercarceri italiani durante il periodo del terrorismo degli anni ’70 e nella lotta contro la delinquenza organizzata sino all’istituzione del Parco.
Questo isolamento, durato oltre un secolo, ha provocato da un lato la nascita del fascino e del mistero dell'Isola e dall'altra l'indiretta conservazione di alcune aree integre e vergini, rendendola un patrimonio unico e di inestimabile valore a livello internazionale.

L’ambiente marino

L’ambiente marino costituisce per l’Asinara elemento di particolare pregio ed interesse scientifico ed è sostanzialmente caratterizzato da un’elevata integrità e diversità delle comunità floro-faunostiche, da un notevole valore paesaggistico, dall’ottima qualità delle acque in termini ecologici e di contaminazione chimica.

Il mare e le coste
Il versante Ovest è caratterizzato da ripidi pendii che hanno la loro naturale continuazione nella parte immersa. La morfologia del fondo marino risulta costituita da numerose frane ricche di anfratti, canaloni e spaccature; la piattaforma sprofonda rapidamente raggiungendo la batimetrica dei 50 m, in particolare presso Punta Preda Bianca, Punta Tumbarino, Punta Grabara e Punta dello Scorno.
Nella parte orientale il fondale declina gradualmente fino ad una profondità massima di circa 50 m. Il fondo, caratterizzato da substrati incoerenti, è composto prevalentemente da sabbie grossolane costituite da detrito organogeno su cui sono presenti grossi affioramenti rocciosi.


Ente Gestore
Comitato di gestione provvisoria Parco Nazionale dell'Asinara
Via Iosto, 7 - 07046 Porto Torres (SS)
Tel.                079/503388         - Fax: 079/501415
Sito web ufficiale dell'Area Marina Protetta

parco@asinara.org

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

 

Penisola del Sinis - Isola Mal di Ventre

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Una costa dal profilo caratterizzato da paesaggi e contesti ambientali unici; spiagge dalla sabbia composta da granuli di quarzo di rara bellezza, imponenti falesie che sovrastano il mare fungendo da belvedere verso l'antistante Isola di Mal di Ventre a Nord, e lo scoglio del Catalano a Sud.

 

L'unicità di questo lembo di Sardegna è fornita dalla straordinaria sensazione di continuità fra terra e mare. Il Sinis di Cabras è uno straordinario condensato di storia umana ed una delle più suggestive sintesi della natura. A dispetto della immobilità che trasmettono le "forme" geologiche, i paesaggi che si prospettano sono il risultato di una successione di eventi geologici e dell’opera dell’uomo.


Nella ricerca delle ragioni della millenaria presenza umana, riconoscerete nei massi squadrati di roccia sedimentaria e vulcanica, negli edifici, nelle strade, nei nuraghi, nelle peschiere, nelle praterie umide, nelle spiagge, i segni di un ambiente dominato dal mare, dagli stagni, dal vento e dal sole. Ma se è difficile capire l'uomo del Sinis separandolo dal contesto ambientale, "gli avanzi, di natura" riporteranno a tempi molto più lontani di quelli in cui l'uomo è stato il protagonista. Il Sinis di Cabras è un variopinto campionario di ecosistemi. Flora e fauna sono tipiche del Mediterraneo, la vegetazione è ovunque di tipo erbaceo o arbustivo, raramente arboreo. Canneti e tifeti, distese di scirpo e giunco, tamerici e salicornie offrono rifugio ad una ricca e differenziata avifauna selvatica con presenze uniche e rare; sono mediterranei "tipici" anche il clima, il mare che bagna le coste sabbiose e rocciose, i grandi sistemi delle acque così caratteristici.


Ente gestore
Comune di Cabras
Piazza Eleonora, 1 - 09072 Cabras (OR)
Tel 0783.3971, fax 0783.391097

Struttura di riferimento
Via Tharros c/o Museo Civico, 09072 Cabras (OR)
Tel:                0783/290071        , fax: 0783/391097
info@areamarinasinis.it
Sito web ufficiale dell'Area Marina Protetta

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

 

Tavolara - Punta Coda Cavallo

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Uno dei tratti di costa più belli e suggestivi del Mediterraneo che si estende per circa 15.000 ettari su acque limpide e cristalline. Insenature e calette che da Capo Ceraso (a sud di Olbia), si estendono fino a Punta l'Isuledda (a sud di San Teodoro).

 

Completano lo scenario, il profumo della macchia mediterranea, i sapori della cucina gallurese, la varietà dei colori e dei ricami degli abiti tradizionali e l'ospitalità del popolo sardo, insieme gentile e solitario.

 

L'Area Marina Protetta di Tavolara è abbastanza giovane rispetto ad altre aree marine italiane. E' stata istituita nel 1997 con un Decreto Ministeriale e dal 2004 è gestita da un Consorzio formato dai comuni di Olbia, Loiri-Porto S. Paolo e S. Teodoro. E' suddivisa in tre zone, A-B-C, sottoposte a diverso livello di protezione.

L'area, inserita nella "Reta Natura 2000", comprende al suo interno le Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.) "isole di Tavolara, Molara, e Molarotto" ed un sito di interesse comunitario" (S.I.C.), lo Stagno di S. Teodoro. Punto di sosta dei fenicotteri rosa durante i periodi migratori e residenza dell'elegante Cavaliere d'Italia, all'interno dello stagno si trova la peschiera,ricca di anguille, branzini ed orate.

Tra gli obiettivi principali della "Rete Natura 2000" emerge senza dubbio la volontà di salvaguardare la biodiversità, particolarmente evidente in questa zona. In linea con questi obiettivi, ad un anno dall'istituzione del Consorzio di Gestione l'area marina di Tavolara ha ottenuto la certificazione ambientale di qualità EMAS ed il marchio ISO 14.001, vincendo nel 2006 l'"EMAS AWARD" per il particolare impegno alla tutela ambientale. Oltre a progetti come Ecoporto ed Ecocoste, è in fase di realizzazione un Piano di Gestione che permetta di programmare l'attività dell'AMP nel lungo periodo, con conseguenti benefici per l'economia locale.

 

 

 

Ente gestore
Consorzio Area Marina Protetta di Tavolara - Punta Coda Cavallo
Sede Legale Via Dante 1, Olbia
Tel: 0789203013 - fax: 0789204514
Sito web ufficiale dell'Area Marina Protetta
info@amptavolara.it

 

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

 



 

Mounumenti Naturali

Il monumento naturale è un oggetto della natura che si impone all’attenzione per un carattere - o un insieme di caratteri - che lo isola dalle forme consimili, rendendolo particolarmente degno di attenzione e di tutela mediante l’inclusione tra le aree naturali protette.

Basalti colonnari di Guspini

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Sul Monte Cépera (Cuccureddu 'e Zéppara, Monte Zéppara), nel pieno centro abitato di Guspini a circa 167 metri s.l.m., la natura ha creato un emozionante spettacolo geologico, dichiarato monumento naturale dalla Regione Sardegna e patrimonio dell'umanità dall'Unione Europea. Si tratta di un piccolo e rarissimo cono basaltico originatosi dalle manifestazioni vulcaniche plio-quaternarie.

Interessato in passato da attività estrattive ormai abbandonate, il colle offre, infatti, sul fronte di cava una parete affiorante di prismi basaltici verticali, accostati secondo la caratteristica forma a "canne d'organo" ed alti una ventina di metri, che rivestono un grande interesse scientifico e paesistico. I basalti colonnari sono un tipico esempio di manifestazione effusiva, fenomeno generato dalla lenta risalita del magma in una zona ristretta e soggetta a forti pressioni che, condensandosi, ha creato una perfetta fessurazione verticale delle colonne. Pur non mancando nell'Isola altre simili formazioni basaltiche, gli esemplari guspinesi sono particolarmente apprezzabili per la straordinaria nettezza del taglio.

Come arrivare
Da Cagliari si prende la SS 131; dopo circa 44 km, all'altezza di Sanluri, si imbocca la SS 197 fino ad arrivare a Guspini. I basalti si trovano all'interno del centro abitato.

Informazioni utili e servizi
Attenzione perché le canne d'organo si trovano all'interno del giardino di una casa privata e per ammirarle bisogna chiedere la cortesia ai proprietari.  

PER APPROFONDIRE 

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Turismo)

 

Canal Grande di Nebida, Iglesias

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Il Canal Grande di Nebida prende il nome dalla piccola valle del Rio Canal Grande, che si getta sul mare. “Canale”, infatti, significa in campidanese canale, lunga valle.
È un’insenatura che si apre nella costa iglesiente, fra Masua e Buggerru, con alte pareti che raggiungono, nel lato meridionale, i 115 m. Nel lato nord, sotto la Punta Cubedda, si apre la Grotta delle Spigole: un effetto ottico stupefacente dato dall’erosione del mare sul calcare metallifero. La forma della grotta asseconda l’inclinazione degli strati rocciosi della falesia (che si sviluppa in 151 m per un’altezza di 30 m). La caletta termina nella valle detta del Rio di Canal Grande, dove si trova una mulattiera dei minatori.
La Cala si trova in una zona oggi debolmente frequentata, un tempo percorsa dai mezzi delle miniere in quanto punto d’imbarco di minerale.
Il paesaggio naturale è stato pertanto profondamente segnato dalle miniere: scavi a cielo aperto, discariche, strade, opere varie, oltre a costruzioni industriali e ad abitazioni dei minatori, costellano valli e versanti. Alcune gallerie sono state scavate appositamente per raggiungere la spiaggia, come a Porto Flavia. L’area confina con la Riserva Naturale ”Costa di Nébida”.

 

Come arrivare
Per giungervi via mare è necessario salpare dai porti di Portovesme, Carloforte o Calasetta e proseguire verso nord in direzione Buggerru.
La Grotta delle Spigole è meglio accessibile dal mare, partendo dal porto di Buggerru o da Portoscuso. La cala può comunque essere raggiunta anche via terra partendo da Masua (SS 126) e percorrendo circa 9 km della strada per Acquaresi-Buggerru. Una sterrata percorribile con fuori-strada conduce, dopo 1,8 km, allo stazzo Figus, dal quale una mulattiera porta in venti minuti di cammino alla Cala. Non vi sono segnali.

Contatti
Comune di Iglesias

tel.0781 2741

        

PER APPROFONDIRE

 

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Turismo)

Crateri vulcanici del Meilogu Monte Annaru, Giave

Monte_Annaru_Crateri

Monte Annaru ricade nella regione del Meilogu-Logudoro, area di particolare interesse per la morfologia e le sequenze geologiche.

E' caratterizzata da una copertura di vulcaniti oligo-mioceniche poggianti sul basamento cristallino paleozoico. Al di sopra sedimenti, lave e depositi miocenici plio-quaternari e quaternari. Monte Annaru, situato poco più a nord di Giave, a 491 m slm, è un bell'esempio di cono vulcanico, riportabile all'attività eruttiva post-miocenica. La sua posizione isolata lo rende facilmente riconoscibile. Presenta ancora ben conservate le pendici interne ed esterne e l'ampia bocca eruttiva a forma di caldèra da cui effuse la lava che originò il tavolato basaltico situato a N-NE del colle di Giave. All'interno del cratere, durante il periodo invernale, si forma  un piccolo lago.

Organismo di gestione: Comunità Montana n. 5 Logudoro
Provvedimento Istitutivo: D.A.R. 18, 18.01.94
Superficie a Terra: (ha) 2,16
Superficie a Mare: (ha) 0

L'emergenza naturale e il suo ambiente
Le forme vulcaniche presenti nel Meilogu sono varie e numerose. La LR 31/89 ne seleziona cinque: Colle S. Bainzu, Monte Pélao, Monte Pubulena, Monte Ruju e Monte Annaru. La dizione 'crateri' è per esse limitativa, non avendo tutte crateri riconoscibili, mentre più soddisfacente sarebbe la definizione di 'edifici vulcanici'. DELLA MARMORA rilevò che i conetti del Meilogu, in alcuni casi crateriformi in altri a forma di cupola, sono più o meno allineati in senso N-S; le colate ebbero luogo su un terreno già emerso e modellato dall'erosione che aveva intaccato anche le colate basaltiche più antiche. Si tratta di vulcanetti effimeri, da annoverarsi tra le più significative manifestazioni eruttive oligo - mioceniche e plio - quaternarie nel suolo sardo. È possibile che la loro attività si sia prolungata fino all'epoca del primo popolamento della zona. PECORINI (1963) notava la varietà del paesaggio geografico, in cui alle emergenze topografiche maggiori (Monte Santo, Monte Pélao) corrispondono lembi di copertura basaltica dura e compatta che costituiscono altopiani piccoli e circoscritti. L'attività vulcanica quaternaria, di breve durata come dimostrano il basso numero di colate e la scarsità o l'assenza di materiali della fase esplosiva, ha prodotto una morfologia vulcanica frammentaria e dispersa. Gli apparati sono allineati in senso N-S, lungo fratture attraverso le quali il magma si è riversato ricoprendo i terreni miocenici più antichi. 13a.

Colle S. Bainzu di Thiesi
Colle S. Bainzu, uno dei rilievi dell'area, è modellato nei calcari talora marnosi e nelle marne arenacee mioceniche, debolmente inclinati verso SE e verso NE, che ricoprono le ignimbriti a chimismo prevalentemente riolitico e dacitico, di età oligo-miocenica. Vi si rinvengono due piccoli centri di eruzione contigui, allineati in direzione N-S ecollocati sul margine di un pianoro di tufi interrotto dal solco angusto del Rio Bidighinzu. I due conetti appiattiti sporgono di pochi metri sul pianoro con ciglio a quota 525 m. La quota massima è di appena 537 m. Le due calotte basaltiche (basaniti ad anàlcime), con una superficie di circa 500 mq, sono in parte contornate da detriti derivati dal loro parziale smantellamento. Sono sovrimposti a una bancata di tufi vulcanici bianchi, attribuiti al complesso della formazione trachitoide superiore pre - elveziana. Si tratta di centri di effusione di ambiente sottomarino. Le vulcaniti sono fuoriuscite da fratture della sottostante serie trachi - andesitica. Alcune piccole cave, oggi abbandonate, sono state aperte per estrarne tufo, usato per costruire le case del luogo. L'uso del suolo è a pascolo arborato da grandi sughere e lecci, alcuni pluricentenari. La densità e lo sviluppo degli alberi non consentono di apprezzare i lineamenti di dettaglio. Varie sorgentelle sgorgano da fratture delle bancate tufacee sottostanti, consentendo orticoltura e frutticoltura su terrazzo oggi in stato di semiabbandono. Nei pressi si possono osservare forme derivanti dall'erosione selettiva nelle bancate tufacee alternate alle trachiandesiti, con formazione di ripari sotto roccia, usati per il ricovero del bestiame e, in età preistorica, probabilmente per sepoltura e abitazione. Il Colle è raggiungibile da Thiesi, lungo la ss 121 bis. Dopo circa 2 km, in località Mulinu, si prende una carrareccia che ne risale in parte le pendici, cui fa seguito un sentiero pedonale.

Monte Pélao
Su un edificio vulcanico complesso, isolato da solchi vallivi densamente abitati e coltivati, a forma di altopiano, poggia il conetto scoriaceo recente di Monte Mannu (733 m), con il cratere parzialmente conservato. Monte Pélao è principalmente un prodotto del vulcanesimo terziario-quaternario, sviluppatosi lungo le grandi fratture distensive che scomposero la Sardegna in concomitanza con la migrazione e rotazione antioraria del blocco sardo-corso: nella successione stratigrafica, dall'alto in basso (da 625 m a 370 m), ad una colata di 10 m di basalti scuri, fuoriusciti dal conetto di Monte Mannu, segue - per 182 m - una formazione sabbioso - marnoso - calcarea di ambiente marino del Miocene (Langhiano - Serravalliano), sotto la quale affiora una formazione lacustre di sedimenti tufaceo- pomicei di circa 60 m, con livelli selciosi e resti di vegetali silicizzati, poggiante in discordanza sulle vulcaniti calco-alcaline dell'Oligocene-Langhiano. Le lave di copertura sono state classificate da BECCALUVA et al. (1981) come basaniti ad anàlcime, quelle che affiorano nel settore occidentale del rilievo, come hawaiiti porfiriche quelle che compaiono nell'allineamento tra Borutta e Siligo. Le basaniti ad anàlcime (2,1 + - 0,1 M.a., ossia milioni di anni) presentano struttura porfirica con fenocristalli di olivina e clinopirosseno, con frequenti noduli peridotitici e megacristalli clinopirossenici. Le hawaiiti olocristalline mostrano struttura porfirica con fenocristalli di olivina, e clinopirosseni e anortoclasio intersiziale (1,8 + - 0,1 M.a.). Il settore occidentale del pianoro di Monte Pélao, dove affiorano le basaniti ad anà lcime, è caratterizzato dalla presenza di un centro di emissione lavico con cinta craterica e scorie, mentre nel settore orientale, quello dove affiorano le hawaiiti, si trovano, in prossimità del contatto con le basaniti, tre centri di emissione accompagnati da scorie. Poco a N di questi centri si riconosce anche un filone orientato N-S. Il Monte Pélao, che con il suo profilo tabulare si staglia sul paesaggio circostante, rappresenta un esempio didascalico di inversione del rilievo. I basalti sommitali fuoriuscirono e si espansero da una struttura formatasi presumibilmente in una zona depressa. Essendo più resistenti all'erosione dei sottostanti sedimenti, rimasero isolati rispetto alle depressioni vallive scavatesi al loro margine. Sulle pendici si rinvengono tratti di boscaglia a roverella abbastanza ben conservati (Bosco Figona, in territorio di Bonnànaro e Bosco Bisonza, in quello di Siligo). Il nome potrebbe derivare da pélagu, di chiara origine latina, riferibile a ristagni d'acqua che si formano sull'altopiano, come su tutti i ripiani basaltici (PAULIS, 1993). Si accede al monte da tutti i paesi circostanti, Thiesi, Bessude, Sìligo, Bonnànaro e Borutta. Da quest'ultimo esiste una buona strada asfaltata.

Monte Annaru-Pòddighe di Giave
Guardando verso N dal pianoro della Chiesa di S. Giacomo, presso Giave, si nota un conetto chiaramente delimitato con ampio cratere, alto 491 msm. I lembi del cratere rimasti più evidenti sono denominati Monte Annaru a N (area del monumento naturale) e Monte Pòddighe a S. Per la sua posizione isolata si impone all'attenzione ed è immediatamente riconoscibile come cono vulcanico. La bocca eruttiva è ben conservata (caldera) e le sue pendici interne ed esterne non sono deturpate da cave o da opere. La naturalità del paesaggio appare discretamente conservata, se non si considera lo stato di degrado della vegetazione, cespugliosa ma abbastanza compatta. È stato riprodotto da DELLA MARMORA (cfr. Atlas de la troisième partie, Géologie, tav. VI, fig. 1), il quale riferisce che il cratere ha circa 100 m di diametro su 15-20 di altezza nel punto dove il margine è più elevato e 4-5 nel punto in cui è più basso. Dalla caldera, in parte riempita da scorie, si effuse la lava che originò il tavolato basaltico che si sviluppa a N e NE del colle sul quale si trova Giave. Il tavolato fu poi inciso dal Rio Mannu. Verso O, una colata ha raggiunto il Campo Giavesu. Tra il colle di Giave e il Monte Annaru sporge il neck di Pedra Mendarza, che si eleva sui sottostanti terreni arenacei miocenici; esso appartiene ad una corona di piccoli centri di emissione, torrioni isolati dall'erosione selettiva, che circonda il blocco centrale. DELLA MARMORA lo ha ricordato, facendone anche un piccolo disegno (fig. 123, p. 521, parte terza di Viaggio in S.), col nome di Pedra Meddarza, e lo considerava contemporaneo dei crateri estinti della zona (cfr. Emendamenti e aggiunte, p. 177). Le colate sono costituite da basalti transizionali afirici, ipocristallini, più raramente alcali-basalti subafirici con noduli peridotitici anche dell'ordine del decimetro. La loro età è risultata di 0,2 M. a (BECCALUVA et al., 1981). Le lave, quasi interamente circondate da depositi detritici quaternari, a NE e SE poggiano direttamente sulle vulcaniti oligomioceniche mentre a S e a N sovrastano le facies marine sedimentarie mioceniche. Giave è posta su un pianoro basaltico che rappresenta la sommità di un blocco tettonico sollevato (antico centro di emissione) culminante nel Planu Roccaforte (636 m). Il paesaggio agrario circostante alterna i pascoli, oggi prevalenti, dei terreni piu rocciosi con terrazzamenti in parte ancora vitati. Interessanti pinnettas in pietra, ben conservate, sono sparse nei campi.

Monte Ruju
Monte Ruju (o Rubiu) è il più elevato del sistema di coni allineati in direzione NNO-SSE (Sos Pianos, Pubulena, Ruju, Sa Figu 'e Mannu). La cima maggiore (536 m), con un cratere ben conservato, si colloca sulla sommità di un edificio dove si aprono due bocche, di cui M. Ruju costituisce la maggiore e M. Sa Pescia, posto immediatamente a NE, è la minore (500 m). Le due cime corrispondono a centri di emissione di lava basaltica fuoriuscita da una frattura del substrato di arenarie mioceniche grigiastre. Deve il nome alle scorie rossastre che appaiono sulla sommità del versante meridionale. Alla base del versante settentrionale una cava abbandonata mette in evidenza le sottostanti arenarie tenere grigiastre. I basalti hanno struttura porfirica con fenocristalli di plagioclasi, olivine e clinopirosseni e frequenti xenocristalli di ortopirosseni. Sono inoltre presenti rari xenoliti a struttura granoblastica mentre sono frequenti i noduli gabbrici e peridotitici e i megacristalli di plagioclasi e clinopirosseni. La loro età è di 0,6 + - 0,1 M. a. (BECCALUVA et al., 1981). Alla base del cono si riconosce una colata lavica che scende in pianura in direzione S-E, per una lunghezza di 4-5 km, declinando via via da circa 400 m slm a circa 330. La ss "Carlo Felice" la taglia con una bassa trincea all'altez-za della Cantoniera Figu Ruja. Un'altra colata, lunga anch'essa circa 4-5 km, è scesa dal cratere di Monte Sa Pescia in direzione N-E, costituendo l'altopiano di Pianu Edras che si collega con i basalti fuoriusciti dal cono del Pubulena. L'intero complesso del cono e delle colate forma un marghine o emergenza continua che divide due brevi pianure, Campo Làzzari a N e Pauli (Bonifica di Sìligo) a S, entrambe poste sui 300-350 m slm. Esso forma anche un tratto dello spartiacque tra il Flumini Mannu di Sassari e il bacino del Coghinas. Il cono presenta una forma asimmetrica, simile al Monte Pubulena, con un pendio più dolce verso N e una brusca rottura subito sotto la cima a S. Due dicchi, emergenti nel versante meridionale, sono di basalto, rappresentato da una tristanite ipocristallina, leggermente alterata, con fenocristalli di clinopirosseno, orneblenda ed olivina parzialmente trasformata in iddinxite. La matrice è costituita da plagioclasio, clinopirosseno e minerali opachi. La differenza tra le composizioni petrografiche della colata sommitale e dei dicchi indica che l'edificio vulcanico si è formato in due distinte e successive fasi. La datazione radiometrica conferma che i dicchi hanno 1,85 M. a. (milioni di anni) e la colata 0,6 (BECCALUVA et al., 1981). Uno dei dicchi sporge a guisa di cresta che scende lungo la linea di massima pendenza, mediamente in direzione NS, simile ad un muro qua e là sbrecciato (chiamato muru 'e ferru, per il suo colore rugginoso), dove si susseguono tor allineati e tratti di muro compatto. Di altezza variabile, la cresta emerge dalle rocce incassanti più tenere per effetto dell'erosione selettiva. L'erosione differenziale ha agito in maniera diversa sui depositi sabbioso - arenacei miocenici, con il risultato che il dicco risalta di oltre 7 m, con uno spessore di circa 1,2 m. Ai piedi del versante il muro si interrompe a causa della dislocazione verso S, con un rigetto di almeno 100 m. Il paesaggio agrario è caratterizzato da pascoli arborati da grandi sughere, ricchi di sorgenti e percorsi da mandrie e greggi. Il marghine forma un'area naturalmente ben difendibile, orlata di nuraghi, alcuni dei quali ben conservati. M. Ruju è raggiungibile da S, lasciando la "Carlo Felice" al km 193,5 e imboccando la strada, in costruzione, Sìligo- Ardara, la quale permette di osservare anche i coni di Sa Figu e Monte Mannu, posti a S. Il centro abitato più vicino è Sìligo, a 4,4 km.

Monte Pubulena
Uscendo dalla "Carlo Felice" al km 193,8, si prende la strada di Campu Làzzari per Ploaghe e dopo circa 3 km si giunge in prossimità di un altro conetto, non lontano dal paese di Ploaghe. Parte del medesimo allineamento, il cono presenta una morfologia molto simile al Monte Ruju, con analoga asimmetria dei versanti. Un po' più basso (459 m slm), sporge di poco al di sopra della pianura di Campu Làzzari, densa di alte sughere. Anche questo edificio è policentrico, essendo il centro di emissione principale del piccolo espandimento di lava basaltica accompagnato ad altri due coni un po' più bassi. I basalti, debolmente alcalini, sono caratterizzati da struttura porfirica, con fenocristalli di olivina, plagioclasio e clinopirosseno e massa di fondo ipocristallina con noduli di gabbro, peridotite e xenoliti di quarzo. La loro età, stabilita con metodi radiometrici, è di 0,9 - 0,4 M.a. (BECCALUVA et al., 1981). L'affioramento è delimitato a N da un vasto espandimento di alcalibasalti più antichi (0,14 - 0,10 M.a.) ed è contornato per i restanti lati da detrito di falda, che ricopre in parte la serie sedimentaria miocenica, rappresentata prevalentemente da facies arenaceo-marnoso-sabbiose. Nel versante meridionale alla base dell'affioramento emerge dalla copertura detritica un filone di basalto, diretto mediamente N-S. La lava ha formato un altopiano, attualmente esteso soprattutto a N e interrotto a S del vulcano da una valle incisa nel substrato arenaceo della piana. Gli usi del suolo distinguono i due ambienti: pascolo arborato con sughere sul basalto e colture a vite sui terreni miocenici. Il cono è rivestito da vegetazione erbacea e basso cespugliame, con rari alberi.

Altre forme vulcaniche
Tra gli altri conetti e crateri del Meilogu uno dei più interessanti è il Monte Cuccureddu di Cherémule che DELLA MARMORA (1826/57) considerava il meglio conservato della regione (cfr. tav. VI dell'Atlas...). Si erge di 50 m su un terreno terziario, ricoperto da un altopiano basaltico. Dal cratere la lava è arrivata fino in pianura. Un'ampia cava ne ha devastato il versante orientale, rendendolo improponibile come emergenza naturalistica degna di conservazione. Il manto vegetale, ricco di ginestre arboree, è stato trasformato dalla forestazione con essenze estranee all'ambiente. Una strada asfaltata sale fino a pochi metri dalla cima (676 m slm), dalla quale il panorama è ampio. Il Monte Arana di Bonnànaro è un conetto lavico isolato, alto 535 m slm, allineato con Monte Oes di Terralba, posto più a S. I versanti simmetrici sono rivestiti di pascolo. Appena sotto la sommità si nota un affioramento di balsalti a fessurazione prismatica verticale. Un motivo di interesse culturale è costituito dall'antico Santuario di S. Maria delle Grazie, recentemente restaurato. Monte Austidu di Torralba presenta un cono scoriaceo profondamente intagliato da una cava che permette di vederne la struttura interna. Presso Torralba, Monte Cùjaru è un edificio scoriaceo alto m 486, attribuito al vulcanismo pleistocenico. La sua netta forma conica, rivestita da pascolo arborato con sughere, poggia su conglomerati andesitici e trachiliparitici. Vicino a Ploaghe, Monte S. Matteo è formato da scorie rosse e brune, che per la loro leggerezza sono state adoperate nelle volte delle case di Sassari (DELLA MARMORA, 1826/1857). Il Monte Castangia ha in cima una depressione, nella quale si riconosce il cratere da dove è uscita una colata che si prolunga al fondovalle. Vi si vedono dei prismi. Scorie brune e rossastre formano il Cratere d'Ittireddu (cos indicato da DELLA MARMORA, 1826/1857). Scorie simili hanno dato corpo al Monte Oes (=boves) di Torralba, nel cui ammasso tondeggiante si distingue a fatica la bocca eruttiva. Della sua lava sono costruite le case più antiche di Torralba. Monte Massa, il cui conetto di scorie fresche sorge presso Ploaghe, conserva la forma del cratere, leggermente incisa a NE, in corrispondenza di una slabbratura dalla quale è uscita una sola colata lavica che si allunga fino ai mulini del Maniscalco. Infine, DELLA MARMORA indica una serie di conetti, tutti di forma molto fresca, che si allineano più o meno in direzione NS, come gobbe o "mucchi di grano" sporgenti dal terreno terziario o balsatico. Il distretto vulcanico tra Thiesi e Mores, che DELLA MARMORA ha battezzato "Alvernia sarda", viene comunemente indicato con il nome di Meilogu, che significa "luogo di mezzo". L'area è costituita da una copertura di vulcaniti oligo-mioceniche, poggianti sul basamento cristallino paleozoico, che affiora nel settore più orientale, ricoperte da sedimenti marini e lacustri miocenici, lave plio-quaternarie e depositi detritici di versante ed alluvionali quaternari. Le manifestazioni vulcaniche oligo-mioceniche appartengono al ciclo "calco-alcalino" Auct., conseguente alle condizioni tettoniche e geodinamiche che determinarono la migrazione e rotazione antioraria del blocco sardo-corso e l'apertura del Rift sardo, allungato dal Golfo dell'Asinara al Golfo di Cagliari. La sequenza vulcanica, costituita da alternanze di andesiti, ignimbriti e tufi riolitici di età compresa tra 25 e 13-11 M. a., sono ricoperte dalla serie sedimentaria miocenica. Alla base della successione stratigrafica miocenica è presente un orizzonte di sedimenti tufacei, pomicei, spesso pisolitici, a resti di vegetali silicizzati di ambiente lacustre, ("lacustre" Auct.), datato Langhiano (POMESANO CHERCHI, 1968). Di spessore variabile da luogo a luogo per la complessa morfologia modellata nelle sottostanti lave, questo orizzonte talora sembra mancare ed il Miocene marino o le coperture basaltiche poggiano direttamente sul basamento vulcanico oligo-miocenico. Il lacustre è ricoperto da circa 500 m di sedimenti marini rappresentati, dall'alto in basso, da calcari talora marnosi ad echinidi, molluschi e litotamni, da marne arenacee e quindi da arenarie marine, talora eteropiche a sabbie deltizie, e da sabbie argillose piritose e resti carboniosi. Nel settore NE sono più comuni e sviluppate le facies clastiche, tanto da far pensare ad un paleodelta entro il bacino miocenico. Sui sedimenti marini, erosi e modellati, si sono adagiate le lave del vulcanismo post-miocenico, prodotti essenzialmente basaltici, che si sono sviluppati in un ambiente geodinamico distensivo. Si tratta dei cosiddetti "basalti delle giare", nei quali si riconoscono basalti alcalini, basalti a carattere potassico (trachibasalti) e termini ad affinità calco-alcalina (basalti sub-alcalini e andesiti basaltiche). Sono inoltre presenti basalti associati a coni vulcanici scoriacei rappresentati da basaniti ad anàlcime, basalti alcalini, trachibasalti e facies associate, appartenenti alla linea alcalina. Le datazioni K-Ar eseguite su tali prodotti mostrano che l'attività vulcanica riprende intorno ai 4 M. a. fino a 2 M. a., anche se la freschezza morfologica e la posizione topografica di certi apparati basaltici, dentro valli di recente formazione, fa pensare che siano più giovani di quanto indicato dalle datazioni (COULON, 1977). Depositi detritici quaternari rivestono i versanti e fasciano la base delle cornici basaltiche, mentre alluvioni terrazzate plio - quaternarie ed alluvioni recenti ed attuali ricoprono i fondovalle; le zone acquitrinose e depresse sono in parte colmate da depositi detritico - terrigeni. Il paesaggio geomorfologico presenta vari motivi di interesse, che vanno dai conetti quaternari prima descritti ai pianori lavici più antichi, a guisa di mesas isolate dall'erosione e poste a copertura di rocce sedimentarie più antiche. L'espansione lavica quaternaria ha avuto luogo su un modellato simile a quello attuale, cosicché spesso le colate si sono incanalate lungo le valli, fossilizzandone il fondo (Badde Sa Idorza presso Ardara). Molto peculiare la colata del Coloru, di età quaternaria, che ha colmato un'antica valle, creando, per inversione del rilievo, due nuove vallecole ai suoi lati. Le valli che separano le mesas presentano versanti scoscesi coperti di boschi di lecci, oppure, se più dolci, da pascolo e prato-pascolo. Le numerose sorgenti (di contatto tra il basalto sovrastante e le marne subito sotto) hanno favorito lo sviluppo agricolo. I centri abitati sono situati in posizione elevata sulle sommità o subito sotto gli orli (koronas) dei tavolati. Vari sono gli aspetti geografico - agrari: le superfici dei pianori lavici sono divise tra i villaggi che vi hanno trovato i loro spazi pastorali, disponendosi tutt'intorno; le vigne rivestivano i versanti e ai fondovalle spesso paludosi e malarici gli abitanti preferivano le sedi più elevate. Mentre le colate basaltiche sono di facies sottomarina, i coni di scorie si sono formati dopo l'emersione del basamento. Essi sono stati attivi simultaneamente ed in un'epoca appena precedente al vulcanesimo vesuviano ed etnense. Le loro forme si riferiscono ad un'attività di breve durata e sono molto fresche. Le sorgenti termo-minerali, numerose nella zona (Funtana de S'Abba Uddi e Funtana di Bidda Noa, nel territorio di Terralba, con resti delle terme romane), costituiscono anch'esse manifestazioni tardive del vulcanesimo recente. Anche se non è un cono vulcanico, il Monte Santo (733 m) spicca nel paesaggio del Meilogu come una tipica mesa, dove un residuo di colata basaltica costituisce il pianoro sommitale che ha riparato dall'erosione le sottostanti formazioni elveziane a diversa facies. Tra i paesaggi vegetazionali, va ricordato Su Tìppiri, una lecceta di pianura posta a SE di Cherémule, al cui interno si conservano pinnettas in pietra. Per la presenza di un substrato sassoso e inadatto ad altri usi, Su Tìppiri costituisce uno spazio boschivo specializzato nell'allevamento suino brado.

L'interesse culturale
La rassegna toponomastica fa rilevare il valore geomorfologico del termine korona, che indica l'orlo dei ripiani lavici e le stesse domus de janas che vi si aprono. Il termine pòddighe con cui è indicato un lembo del cratere del Monte Annaru significa in logudorese 'dito'. Un significato morfologico ha anche la parola cuccureddu, che significa 'montagnola' o 'piccola cima'. Nella iconografia della Sardegna i conetti hanno un loro posto: la tavola VI dell'Atlas de la troisiéme partie, Géologie, di DELLA MARMORA presenta tre disegni panoramici dei crateri e conetti del Meilogu, dove tutti gli elementi menzionati sono chiaramente riprodotti. Del conetto di Monte Pubulena si dà anche un disegno dello spaccato (cfr. Emendamenti e aggiunte..., p. 193). Il territorio del Logudoro - Meilogu è uno dei più ricchi di monumenti archeologici che attestano la frequentazione umana a partire dal Neolitico antico a ceramica impressa, scoperto per la prima volta nella grotta di Filiestru a Mara e successivamente nella grotta Sa Korona di Monte Mayore a Thiesi. Sono ampiamente documentati il Neolitico Medio, con esiti di Cultura Bonu Ighinu (4.500 a.C.) ed il Neolitico Finale (3.000 a.C.) continuato nel Bronzo Antico con la "Cultura di Bunnànnaro", individuata per la prima volta a Corona Moltana, che prosegue senza soluzione di continuità fino al Medio Evo. La geomorfologia ha favorito l'insediamento in grotta e l'uso funerario di tombe a domus de janas, mono o pluricellulari, spesso raggruppate in necropoli. Le più note sono quelle di Miseddu a Cherèmule, di Enas di Camungia a Bessude, di Mandra Antine a Thiesi e di Rio Molinu fra Giave e Cossoine. Le emergenze archeologiche più rilevanti e più adatte all'inserimento in un itinerario di fruizione turistica sono i monumenti di epoca nuragica. Alcuni di essi hanno avuto ampio spazio nella storiografia nuragica tra i secoli XVIII e XIX, come il Santu Antine di Torralba e il Nuraghe Oes, che costituiscono esempi di mirabile perizia architettonica, con pochi confronti in tutta l'Isola. La scelta dei luoghi per la loro costruzione mostra un'attenta analisi da parte dei nuragici, che hanno privilegiato punti dominanti su costoni calcarei e basaltici, come nel caso dei nuraghi San Giorgio, Padru, Porcu Inzu, Fraigas, Cassadas. Numerosi altri occupano aree pianeggianti ricche di sorgenti come Nuraghe Sa Spirito Santo, nelle vicinanze della chiesa campestre omonima, Nuraghe Longu, Nuraghe Culzu, Nuraghe Cabu Abbas. Le numerose testimonianze provenienti dai siti archeologici del Logudoro - Meilogu sono attualmente raccolte nel museo di Torralba, che contiene un'ampia esposizione di cippi miliari, documento della massiccia presenza romana nella zona, riscontrata anche in sovrapposizione stratigrafica in almeno 200 nuraghi dei 350 noti nel territorio. I coni vulcanici del Meilogu per la maggior parte non conservano resti di monumenti di interesse archeologico, tranne Colle San Bainzu, dove sono leggibili alcune strutture di un nuraghe e i filari di base di alcune capanne. Vista l'eccellente posizione che i conetti potevano assicurare per il controllo del territorio e considerata l'enorme quantità di monumenti presenti nelle aree circostanti, questa mancanza è forse attribuibile al fatto che i terreni delle pendici, molto frazionati e terrazzati, sono stati intensamente coltivati. Assai ricche di monumenti sono invece le colate laviche che scendono dal Monte Ruju e dai centri di emissione vicini (Nuraghe Traversa, Nuraghe S'Iscala Chessa, Nuraghe Morette, Nuraghe Crastula, Nuraghe Putturuiu, Nuraghe Scala Ruia, Nuraghe Tranesu, Nuraghe Ponte Molino, Nuraghe Santo Filighe, Nuraghe Ortolu, Nuraghe Conzattu e Nuraghe Arzu). Presso la ss 131 va ricordata la chiesa bizantina di Mesu Mundu con le omonime terme romane. Il vulcano Pubulena è anch'esso contornato da vari nuraghi posti in pianura (Nuraghe Conca de Ozzastru, Nuraghe Arcusa, Nuraghe Su Laccu, Nuraghe Regos, Nuraghe Bolinu). Pochi sono i nuraghi sul tavolato del Monte Pèlao, mentre tutt'intorno restano le tracce di numerosi insediamenti preistorici nonché un gran numero di chiese campestri, la maggior parte dirute. L'uso di attingere a questi coni e alle colate laviche relative per ottenere materiali da costruzione data da tempi molto antichi. Sarebbe pertanto interessante uno studio diacronico dell'uso di questi materiali lapidei nei monumenti archeologici, nelle abitazioni e nelle chiese. I nuraghi Santu Antine 'e Oes del Campo Giavesu sono stati, secon-do DELLA MARMORA (1826/1857), costruiti con blocchi di lava uscita dai crateri di Monte Annaru e di Monte Cuccureddu. Dal vulcanetto di Cherémule si estraeva fino ad alcuni anni fa un tipo di basalto poroso, la cheremulite, utilizzata come inerte speciale. La cava è attualmente chiusa. L'attività estrattiva localmente prosegue ancora, specie nei conetti più facilmente raggiungibili da grossi mezzi di trasporto. Per un verso le cave consentono di ammirare la struttura interna dei coni (con un'utilità didattica), ma alla lunga, proseguendo l'estrazione di materiale, le forme vulcaniche perdono inevitabilemente la loro identità. Si rende pertanto necessario vietare le attività estrattive perlomeno su un certo numero di coni

 

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Domo Andesitico di Acquafredda, Siliqua

Domo_Acquafredda

Il Domo Andesitico di Acquafredda è una cupola di roccia vulcanica che sorge al margine meridionale della Piana del Cixerri, allo sbocco di una valle fluviale. È ricoperto da una macchia con lentischi, olivastri, euforbia nella zone alta, nelle parti basse da un bosco artificiale di eucalipti e conifere. La sua cima è occupata dai ruderi del castello costruito nel 1274-1275 dalla famiglia pisana dei Donoratico della Gherardesca. La leggenda racconta che al suo interno avesse scontato gli anni di prigionia il celebre Conte Ugolino.


Vicino al monumento naturale si estende l’oasi naturalistica WWF di Monte Arcosu e S’Ortu Mannu di Villamassargia, un oliveto del XIII secolo dove si trova un esemplare antichissimo di olivo, che misura una circonferenza di 15 m.

Come arrivare
Il Domo Andesitico di Acquafredda è raggiungibile partendo dall’abitato di Siliqua, che dista circa 35 km da Cagliari, da cui si può arrivare percorrendo la SS 130. Provenendo invece da Sassari e Oristano è necessario seguire la SS 131 e quindi prendere la deviazione della SS 293.

Informazioni utili e servizi


Esiste un servizio di visite guidate al castello di Acquafredda organizzate dalla cooperativa Antarias.
Tel: 3491564023 - 3497428014
Orario: invernale ore 9.00-17.00; estivo ore 9.30-17.30

PER APPROFONDIRE

 

 (testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Turismo)

L'Orso di Palau

Capo_Orso

Di fronte all’Arcipelago della Maddalena sorge la Roccia dell’Orso: spettacolare scultura naturale in forma di plantigrado col capo rivolto verso il mare, essa si erge a 122 m slm a vegliare sul vicino abitato di Palau.

La roccia, che ha dato il nome al promontorio su cui sorge, è nota fin dall’antichità, come attesta il geografo greco Tolomeo già nel II secolo d.C.: egli racconta che la roccia incuteva paura ai naviganti perché in grado di attirare le navi con la forza di una grandissima calamita. Gli antichi marinai videro in questo monumento naturale la sagoma di un orso e lo citarono nei portolani come punto di riconoscimento, perché ben visibile dal mare.

Il potenziale turistico attribuibile all’Orso di Palau è tra i più elevati dei monumenti naturali individuati in Sardegna e il suo promontorio è meta di escursioni per numerosi visitatori. La sua roccia granitica, scolpita nel corso dei secoli dai venti cui è particolarmente esposta, si presenta alterata in superficie: per questo è caratterizzata da un colore giallo-rosato.

Nella zona circostante, per l'alto valore paesaggistico e geologico, è stata istituita una vasta area di tutela con il Parco Marino Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena.

Il territorio su cui insiste la roccia granitica dell’Orso di Palau è interessante dal punto di vista archeologico: la presenza umana è testimoniata da alcune tombe in tafone e dall’industria litica di epoca neolitica ritrovata nelle vicinanze. Nel tratto di mare antistante sono stati poi rinvenuti numerosi relitti di navi onerarie di epoche diverse, che testimoniano un intenso traffico commerciale lungo la costa orientale della Sardegna. In particolare in prossimità dell’isola di Spargi, nell’Arcipelago della Maddalena, è stata rinvenuta una nave di epoca romana col suo intero carico, oggi ricostruita all’interno del Museo Navale “Nino Lamboglia” di La Maddalena.

Come arrivare
Il monumento è accessibile attraverso un sentiero pedonale in buone condizioni, lungo circa 500 m, che parte dalla strada carrabile. La distanza dal centro abitato di Palau, che è il più vicino, è di 5,2 km.

Informazioni utili e servizi
Ai piedi della collina su cui sorge l’Orso si trova il Forte militare in disuso, costruito per la difesa delle Bocche. Il progetto di sistemazione dell’area, in via di dismissione da parte del Demanio militare, lo destina a struttura di accoglimento per i visitatori. Vi si potrebbe accogliere materiale didattico sull’erosione nei graniti, il che potenzierebbe l’uso culturale del monumento. Altri interventi (costruzione di muretti a secco e individuazione di un percorso pedonale) completeranno la sistemazione dell’area circostante.

Contatti
Comune di Palau, tel.                0789 770801        , e-mail info@palau.it

 

Per approfondire

(info tratte dal sito Sardegna Turismo)

La Foresta di Sos Nibberos

Sos Nibberos

L'Area Protetta di Sos Nibberos si estende per circa 7 ettari all'interno della Foresta Demaniale di Monte Pisanu, nel territorio di Bono e di Bottidda. La maggior parte della superficie dell'area è ricoperta da tassi, esclusivi in alcune zone, unitamente a agrifogli e roverelle in altre. Non è un caso che Sos Nibberos sia stato dichiarato nel 1994 Monumento Naturale dall'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Regione Sardegna: i tassi che la popolano sono in alcuni casi millenari e raggiungono l'altezza di 15 m circa, con fusti di un metro di diametro.

All'interno dell'area scorre un torrente e lungo il suo corso cresce un raro endemismo botanico circoscritto a questa zona, il rovo di Arrigoni (Rubus Arrigoni Camarda) con caratteristiche molto diverse dal comune rovo (Rubus ulmifolius) quali una foglia molto più grande, rami meno spinescenti, una infruttescenza più piccola con i singoli frutti più grandi e meno dolci.

Per le sue peculiarità l'area rappresenta un popolamento unico in Sardegna, le cui caratteristiche naturalistico-vegetazionali, pedologiche e climatiche non sono rigenerabili e  quindi vanno rigorosamente tutelate nell'interesse di tutti.

 

Come arrivare
Si può arrivare all'area protetta di Sos Nibberos percorrendo la SP 43 Bonorva-Bono oppure la SP 45 Ittireddu-Bono che si uniscono nel bivio di Foresta Burgos; dopo l'accesso per la casermetta forestale di Monte Pisanu, continuando per Bono, si imbocca la strada sterrata "Ucca 'e Grile" dove l'apposita segnaletica conduce al sito.

Informazioni utili e servizi
All'ingresso dell'area è a disposizione dei visitatori un ampio parcheggio, presso il quale è possibile lasciare le automobili qualora si desiderasse - come consigliato - visitare l'area a piedi. All'interno sono presenti delle aree di sosta attrezzate presso le quali è possibile fermarsi a riposare o anche pranzare.

Ente gestore: Comunità Montana n. 7.
Ufficio Forestale di Monte Pisanu tel.   079 790240   ,    320 4331189    

PER APPROFONDIRE

La Grotta Su Sterru - il Golgo di Baunei

Su_Sterru

Monumento situato in un contesto paesistico di grande pregio, sull'altopiano del Golgo, a circa 400 m slm.

 

Si tratta di una voragine (sterru) di origine carsica creatasi nel calcare giurese, la cui imboccatura è situata in una depressione valliva parzialmente colmata da lava basaltica plio-pleistocenica, da cui anche il nome di “cratere vecchio”.

E’ una delle grotte più profonde in Sardegna ed in Europa tra le più profonde voragini a singola campata. Si sviluppa per un’altezza di 270 m, con una sezione orizzontale pressoché ellittica, che raggiunge i 25 m di diametro nel tratto centrale e i 40 m nella sala che si apre alla base.

L’abisso ospita un’interessante fauna troglobia, notevoli il geotritone sardo o Hydromantes genei, anfibio adattatosi all’ambiente cavernicolo, il ragno Porrohomma ed i crostacei terrestri del genere Trichoniscus.

Organismo di gestione: Comunità Montana n. 11 Ogliastra
provvedimento istitutivo: D.A.R. 3110, 02.12.93

SCHEDA APPROFONDITA

 

 

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

 

Le Colonne di Carloforte

Colonne_Carloforte

Si sollevano sul mare come pilastri naturali di pietra vulcanica nella costa meridionale dell’Isola di San Pietro, in uno scenario costituito da promontori, calette e falesie. Sulle origini delle Colonne di Carloforte alcune leggende raccontano che fossero dei marinai pietrificati per punizione, oppure di mostri che San Pietro, protettore dell’isola omonima, avrebbe trasformato in roccia per proteggere gli abitanti. Il monumento, noto perché comunemente considerato esempio di faraglione, è incluso in divrersi itinerari geologici.

Nella parte occidentale dell’area si trova l’oasi LIPU per la protezione del Falco della Regina, nella parte occidentale, potrebbe essere estesa a tutta la falesia meridionale, per ampliare l’area di salvaguardia degli uccelli. Si trovano sull’isola praticamente tutti gli esemplari del Falco di Eleonora presenti in Sardegna (forse 300 coppie).
Nei pressi si trovano falesie e grotte costiere. Una particolarità geomorfologica degna di nota è costituita dai residui della bocca di una sorgente tipo geyser, oggi inattiva.

Come arrivare                                                                            
Vi si può avvicinare con piccole imbarcazioni in condizioni di mare calmo. Si possono ammirare anche dalla terraferma.

Informazioni utili e servizi
L’area di pertinenza registra un alto flusso di presenza turistica nei mesi estivi. Il sito è meta di escursioni organizzate per mare a bordo di battelli che fanno il periplo dell’isola. Via terra la località è raggiungibile in auto percorrendo la strada provinciale di Punta Nera, dal centro di Carloforte.

Un sentiero pedonale di circa 70 m congiunge la strada asfaltata alla Punta, dalla quale si ammirano le Colonne. D’estate nella spiaggia da Bobba c’è un parcheggio sorvegliato e sono aperti un ristorante e un bar. Non è possibile praticare l’arrampicata, che comporterebbe seri rischi a carico dei rocciatori per il pericolo di crolli e anche danneggiare l’integrità della roccia.

Contatti
Comune di Carloforte

tel.  0781 854899 

PER APPROFONDIRE

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Turismo)

Monte Pulchiana

Monte_Pulchiana

Il Monte Pulchiana, è il monolite granitico più grande della Sardegna, situato su un altopiano della Gallura settentrionale, a 550-673 m sul livello del mare.

Si tratta di un inselberg che ha avuto origine dal disfacimento della roccia per un processo di idrolisi. Ha una caratteristica forma tondeggiante, "a panettone" ed è parzialmente coperto da macchia bassa e rada; la superficie rocciosa ha un colore giallo-rosato dovuto a processi di ossidazione.

Il monte Pulchiana è inserito tra i monumenti naturalistici della Sardegna e per la sua caratteristica forma dà vita ad uno scenario di notevole fascino e suggestione. Si inserisce infatti in un paesaggio granitico la cui spettacolarità non trova riscontro in altre aree dell'isola: tafoni, thor, cataste di blocchi, inselberg a cupola. Il manto vegetale è caratterizzato da macchia e boschi di sughera (Quercus suber). Caratteristico del Monte Pulchiana è il pianoro di Lu Parisi, coperto in gran parte da cisto. È in parte terreno di pascolo e nei mesi piovosi diventa anche paludoso. Vicino a questo pianoro è possibile vedere una strada sterrata aperta che veniva utilizzata per trasportare grossi blocchi di granito provenienti da una cava ora abbandonata.

Come arrivare
Da Tempio Pausania si prende la SS 133 per Palau. Dopo circa un km a destra si trova il cartello per Nuraghe Majore. Si prosegue sulla strada statale fino al km 10,700 e sulla sinistra andando a Palau si prende una stradina sterrata. Si incontra lo stazzo La Casedda e si prosegue fiancheggiando il roccione di Monte Lu Finocchiu. Dopo pochi metri si trova una piazzola dove poter parcheggiare e da li si prosegue a piedi fino al monte.

Attività praticabili
Escursioni a piedi e percorsi di trekking

(info tratte dal sito Sardegna Turismo)

Olivastri di Santa Maria Navarrese, Baunei

Olivastri_Santa_Maria_Navarrese

Nel parco urbano di Santa Maria Navarrese, centro turistico dell'incantevole costa di Baunei, sono presenti alcuni patriarchi arborei, relitti della foresta mediterranea che un tempo vi vegetava.

 

Si tratta soprattutto di olivastri, ritenuti tra i più antichi d'Europa, carrubi e bagolari. Tra questi emerge, accanto alla chiesetta di Santa Maria di Navarra (1502), un olivastro millenario Olea europea L.var.sylvestris (Miller) Brot, dalle ragguardevoli dimensioni: la chioma svetta per 9-10 m, mentre il nodoso e possente fusto sviluppa una circonferenza di 8,40 m, misurata a 1.30 m dal suolo. Lo stato vegetativo è buono, nonostante gli evidenti segni del tempo (tronco in parte cavo, tracce d'incendio, carie). Le dimensioni lo pongono tra i primi in campo nazionale.

Provvedimento istitutivo: Decreto Assesorato Difesa Ambiente n. 22 del 18.01.94

L'emergenza naturale e il suo ambiente
Il più imponente degli olivastri (Olea europaea L. var. sylvestris (Miller) Brot.) che si ergono intorno alla Chiesa di S. Maria Navarrese, in comune di Baunei, è stato prescelto a rappresentare il gruppo di alberi antichi di quella località. Secondo PRATESI questi olivastri sono tra i più antichi d'Europa. L'albero ha un'altezza totale di 9-10 m e una circonferenza del fusto di m 8,40, misurata a m. 1,30 di altezza. L'area del monumento si può indicare in 16 mq. Con la sua circonferenza, l'albero si pone al settimo posto in campo nazionale. Il tronco possente e nodoso è molto scavato e reca tracce di incendi. Per quanto esso sia parzialmente attaccato da carie, lo stato vegetativo dell'albero è buono. Il sito gode di un clima particolarmente mite, essendo riparato dai venti che spirano da N e NO. Lo testimonia lo sviluppo assunto da alcune specie di habitat caldo e dalle colture fruttifere. Gli alberi sorgono in un parco urbano attrezzato, cui si affiancano spazi per lo sport. Accanto agli olivastri si trovano altri alberi annosi, carrubi e bagolari, oltre ad essenze esotiche.

L'interesse culturale
S. Maria Navarrese ha perduto da tempo la sua connotazione originaria di luogo di sbarco per pescatori e piccoli battelli, anche se la funzione portuale sta per riprendere. L'ANGIUS riferisce che la torre era custodita e nella rada si potevano tirare a terra i piccoli bastimenti. Naviganti genovesi, napoletani e siciliani vi attraccavano per imbarcare i prodotti agricoli destinati all'esportazione. Un magazzino per le merci sorgeva presso la chiesa. Non lontano sono ancora abitate le case in pietra della famiglia Quilici, che si occupava del commercio del carbone, a testimonianza dei tempi in cui lo scalo aveva una rilevanza commerciale. In anni recenti il nucleo è diventato una località turistica in un primo momento di seconde case e, poi, permanentemente abitata. L'esistenza degli olivastri si può ricondurre all'uso di lasciar crescere, presso i luoghi sacri, alberi spontanei, o di piantarne, allo scopo di averne riparo contro il sole in occasione della visita. Va anche ricordato l'uso, tuttora vivo a Baunei, di ricavare l'olio santo dai semi di olivastro. Nei primi anni Sessanta l'albero prescelto come monumento fu oggetto di incendio doloso. Nel parco si tiene una festa religiosa tradizionale. In prossimità degli olivastri testimonia l'esistenza di un antico sito archeologico una grande lastra che mostra nella faccia piana diverse cupelle. La stele, sostenuta da blocchi, è attualmente collocata davanti alla spiaggia principale. Non se ne conosce l'esatta provenienza, ma non si esclude che sia stata qui trasportata da Triei, nel cui territorio si conservano diverse steli con cupelle che rimandano ai riti della fertilità praticati nel Neolitico e nell'Eneolitico (3000 - 2000 a.C.). I massi ed i menhirs con cupelle presenti in gran numero nel vicino territorio di Lotzorai e Girasole trovano una collocazione cronologica tra il Neolitico e la prima età dei metalli. Il periodo Neolitico è attestato da due piccole tombe ipogeiche scavate tra le rocce lungo il lato sinistro della strada che porta a S. Maria. Nell'antistante isola dell'Ogliastra sono state trovate tracce di età punica. La Chiesa di S. Maria fu fondata, secondo il Fara, nel 1052 da Isabella, figlia del Re di Navarra, in ringraziamento dello scampato naufragio. Il nome si connette appunto a quest'episodio, in cui la storia si mescola alla leggenda, ripresa da TURCHI (1984, pp. 301-302).

Tutela e valorizzazione
Gli alberi sono situati in un luogo protetto da pericoli di incendio e difficilmente potranno essere danneggiati, se non per imprevedibili vandalismi. Il sito è a pochi metri dal lungomare e quindi l'ubicazione è favorevole alla visita anche per chi vi giunge via mare. È pertanto possibile che questo sia uno degli alberi più fotografati d'Italia. Un porto turistico è in costruzione non lontano e la rada antistante è punto di partenza e di arrivo per escursioni gestite dalla Snc Nautica di S. Maria Navarrese e dall'Agenzia Tirrenia di Arbatax. La vicinanza di luoghi molto interessanti sotto il profilo naturalistico (Monte Santo di Baunei, costa tra Orosei e S. Maria), ne fanno una località facilmente inseribile in itinerari turistici. Sul tema dei grandi alberi e della vegetazione spontanea, non lontano da S. Maria si possono individuare altri punti di interesse che insieme possono comporre un itinerario specializzato: gli alberi sull'altopiano del Golgo, presso S. Pietro, e alcune aree del Monte Santo di Baunei dove il bosco si dice non sia mai stato tagliato.

 

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Pan di Zucchero e faraglioni di Masua, Iglesias

Pan_di_Zucchero

Il Pan di Zucchero è uno scoglio affiorante particolarmente interessante: staccatosi dal monte Nai, il faraglione è alto 133 metri ed ha due archi naturali, uno dei quali è attraversabile in un tunnel davvero suggestivo con una piccola imbarcazione.

La spiaggia di Masua si presenta con un fondo di sabbia mista a ghiaia con scogli sparsi soprattutto in prossimità del mare.
L'arenile è molto ampio e la zona offre numerosi servizi: è dotata di ampio parcheggio, bar, punto di ristoro ed ha bassi fondali particolarmente agevoli per il gioco dei bambini in acqua.

È una località amata anche da quanti semplicemente desiderano praticare la pesca subacquea o immergersi nelle sue acque magari in compagnia di maschera e pinne per scoprire i tesori che i fondali nascondono.

Come arrivare
Dalla spiaggia di Masua nella località omonima e nel comune di Iglesias, raggiungibile facilmente percorrendo la SP 83 fino alla fine, con un'imbarcazione è possibile arrivare a Pan di Zucchero.

Informazioni utili
La spiaggia è dotata di ampio parcheggio. Per i suoi bassi fondali è adatta al gioco dei bambini e nelle sue acque sono praticabili interessanti attività di diving e snorkeling. Nella zona sono presenti bar e ristoranti.

 

PER APPROFONDIRE

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Turismo)

Perda 'e Liana, Gairo

Perda_e_Liana

Uno sguardo in anteprima
Perda 'e Liana costituisce una delle più importanti e suggestive conformazioni morfologiche della Sardegna. È un monumento naturale costituito da un torrione verticale, un cosiddetto tacco o "tonneri" in dialetto sardo, che si staglia verso il cielo. Alto 1293 m
, è uno dei monumenti naturali più conosciuti nell'Isola per la sua strana conformazione. Si presenta con una forma slanciata ed elegante, e dista due km circa dal bordo dell'altopiano del Tonneri. La parte più alta del tacco è larga un centinaio di metri e presenta pareti verticali di circa 50 m d'altezza.

I bordi chiari delle sue pareti spiccano sul grigiore delle rocce che lo circondano. Alla base presenta una conformazione tronco-conica. Per la regione dell'Ogliastra, questo monumento naturale costituisce il più importante testimone d'erosione di un'estesa copertura calcarea del Giurese che ha ricoperto questa parte dell'Isola per decine di milioni di anni ed essendo visibile a grande distanza ha costituito un punto di riferimento per tutti coloro che da tempi lontani hanno percorso queste zone di montagna.

Consulta la scheda scientifica

Come arrivare
Si parte da Seui verso Ussassai e si percorrono circa 9 km,
quindi si troverà sulla sinistra una strada che porta all'altopiano di Monte Tonneri: percorrendo questa strada si arriva a Perda Liana.

Attività praticabili
Percorsi di trekking ed escursioni nella zona. È preferibile farsi accompagnare da guide esperte.

 

(info tratte dal sito Sardegna Turismo)

 

 

Perda Longa, Baunei

Perda_Longa

Il monumento naturale di Perda Longa,si trova incastonato nella costa a falesie di Baunei, a nord di Santa Maria Navarrese. Il suo nome originario, dato dalla sua particolare forma aguzza, era Guglia, Aguglia o Augliastra: secondo alcuni studiosi quest'ultimo termine avrebbe dato il nome anche alla regione storica dell'Ogliastra.

Perda Longa è un pinnacolo aguzzo alto 128 m che precipita sul mare, leggermente staccato dal bastione calcareo retrostante. È parzialmente occupato da cespugli e alberelli. Alle sue spalle si ergono le cime dei monti Agennas (711 m), Girabili (757 m) e Ginnircu (811 m). Per la sua incontaminata condizione naturalistica, questa zona è diventata il simbolo della Sardegna selvaggia.

Come arrivare
È raggiungibile percorrendo la strada di 4 km che si diparte dalla SS 125 nel tratto S. Maria Navarrese e Baunei.

Informazioni utili e servizi
Ai piedi della Perda in un piazzale servito da bar-ristorante e da un parcheggio, dal quale una gradinata scende sulla battigia. È in costruzione nei pressi un punto-sosta per ippoturismo, con annessi locali coperti.

Contatti
Comune di Baunei
tel. +39 0782 610823 - 610923

SCHEDA APPROFONDITA

(info tratte dal sito Sardegna Turismo)

Perda Longa, Baunei – Scheda approfondita

Perda_Longa

E' situata nello splendido scenario della costa a falesie di Baunei, a nord di Santa Maria Navarrese.

Veniva chiamata, per la caratteristica forma, dagli antichi naviganti, “Guglia”, “Aguglia” o “Agugliastra”: ciò che diede origine, secondo alcuni studiosi, allo stesso nome della regione, l’Ogliastra. Il monumento si presenta come un avamposto roccioso sul mare, dislocato ad un’altezza inferiore rispetto alla retrostante bastionata calcareo-dolomitica, dalla quale si sarebbe isolato per processi di erosione marina e atmosferica e per intensi fenomeni carsici. Si presenta parzialmente sezionato in tre elementi: uno verso terra, uno centrale maggiore (128 m) ed uno più piccolo e sottile a mare. Cespugli e alberelli contorti vegetano nelle fessure.

Organismo di gestione: Comunità Montana n. 11 Ogliastra
provvedimento istitutivo: D.A.R. 3113, 02.12.93
superficie a terra (ha): 9,96
superficie a mare (ha): 0

L’emergenza naturale e il suo ambiente
Dalla bastionata calcareo-dolomitica del Monte Santu di Baunei spicca un lembo che, isolato e dislocato ad un’altezza inferiore, si protende sul mare come un avamposto roccioso, testimonianza del processo di arretramento della costa orientale sarda nel suo tratto centrale. Dalle cime più alte del promontorio di M. Ginnircu (m 811) si scende precipiti a soli 128 m slm, l’altezza massima di Perda Longa, torrione calcareo che si immerge nel mare raccordandosi al blocco centrale con versanti ricoperti di detrito, sul quale la vegetazione è per lo più rada ma non priva, negli impluvi, di esemplari maestosi di olivastri e carrubi. Processi di erosione marina, in concomitanza con le azioni di erosione e modellamento degli atmosferili e fenomeni carsici molto sviluppati, hanno determinato la separazione ed il successivo modellamento del torrione calcareo residuale, guidati da lineazioni tettoniche e fratture principali. La forma del torrione dolomitico ricorda quella del leggìo, per la presenza sulla sommità di strati con pendenza a NE, per cui la punta più elevata scoscende a SO. L’inclinazione degli strati da SO a NE domina anche nei vicini rilievi di maggiore altezza ai quali Perda Longa si raccorda. Il monolito si presenta parzialmente sezionato in tre elementi, uno verso terra, quello maggiore (128 m) al centro e uno più piccolo e sottile a mare. In basso prevalgono bancate di maggior spessore, mentre verso l’alto la stratificazione più fitta rende la roccia meno resistente e pertanto più facile preda dell’erosione. Cespugli e alberelli contorti vegetano nelle fessure. Perda Longa è parte del complesso sedimentario mesozoico della Sardegna centro-orientale. La costa si presenta alta e rocciosa con falesie di altezza superiore ai 50 m. L’area è interessata da fenomeni carsici e sono riconoscibili sia forme carsiche minori, dovute a corrosione, come scannellature, solchi, superfici carreggiate, sia più evolute come doline, inghiottitoi, valli carsiche, grotte. Per i suoi valori panoramici assai elevati e la scarsa antropizzazione, questo tratto di costa è diventato il simbolo della Sardegna selvaggia, uno stereotipo turistico che ha dimostrato di avere un notevole potere di richiamo.

L’interesse culturale
Il toponimo Perda Longa (var. Pedra), di immediata comprensione e molto comune in Sardegna, è usato per monoliti sia naturali che artificiali. Nella cartografia ufficiale compare la dizione Punta Pedra Longa. Una veduta del litorale di DELLA MARMORA riproduce la Perda sullo sfondo dei rilievi costieri (cfr. Emendamenti..., p. 89). Nella Carta degli Ingegneri Piemontesi, del 1753, compare, a S di Capo Monte Santo, il toponimo L’Aguila. In quella di DELLA MARMORA (1845), la Perda è chiamata ‘Guglia’ e nel testo Aguglia. In altra sede lo stesso autore la menziona come un obelisco naturale (ill. n.32, terza parte del Viaggio in Sardegna, p. 161). È possibile che da Guglia, o Agugliastra, nome usato dai naviganti e riportato nei Portolani, sia derivato alla regione il nome di Ogliastra, un coronimo che potrebbe quindi avere due spiegazioni: il termine Guglia, Aguglia, Agugliastra, si sarebbe evoluto verso il nome Ogliastra, un’interpretazione condivisa anche da ANGIUS-CASALIS. In favore di questa spiegazione, DELLA MARMORA scartò l’idea che il nome derivasse dall’olivo selvatico. Il promontorio di Monte Santo era un importante punto di riferimento per i naviganti, che lo indicavano come Monte Santu di Baunei, per distinguerlo da altri monti dello stesso nome. La visuale sul Monte Santu di Baunei, in particolare su Punta Ginnircu, è molto bella. Verso S, il panorama include la costa di S. Maria Navarrese e le isole d’Ogliastra. Dal porticciolo l’escursionismo via mare permette di raggiungere le località più attraenti della costa. Non si conoscono nelle immediate vicinanze resti archeologici, che sono invece abbondanti nella cerchia di montagne e altopiani circostanti la piana di Girasole e Tortolì.

Tutela e valorizzazione
Il monolito è stato oggetto di ascensionismo negli anni Ottanta, ma la qualità della roccia è considerata scadente. Agli appassionati di questo sport va indicata nei pressi una parete di 350 m sulla Punta Giradili, con una via d’ascesa anch’essa aperta negli anni Ottanta. Meta degli scalatori è anche il vicino M. Ginnircu. Perda Longa rientra nella perimetrazione provvisoria del parco del Gennargentu (LR 31/89). L’essere vicina ad altri importanti motivi di attrazione le assicura le migliori condizioni per la fruizione turistica. Al presente è soggetta a vincolo paesistico in quanto rientra nella fascia costiera e nel PTP. Come altre attrattive naturali del comune di Baunei, Perda Longa non era spesso nemmeno menzionata nelle vecchie guide turistiche. Per la sua posizione remota essa era infatti poco conosciuta e frequentata. Perda Longa è attualmente raggiunta da una strada asfaltata di 4 km, costruita nel 1988, che si diparte dalla ss 125 nel tratto tra S. Maria Navarrese e Baunei, per terminare ai piedi della Perda in un piazzale servito da bar-ristorante e da un parcheggio, dal quale una gradinata scende sulla battigia. È in costruzione nei pressi un punto-sosta per ippoturismo, con annessi locali coperti. L’accessibilità quindi è più che assicurata, ma la strada asfaltata con il punto di ristoro al suo termine banalizza il monumento, che avrebbe conservato un’attrattiva maggiore se essa si fosse arrestata a una certa distanza.


(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Punta Goloritzè, Baunei

Punta_Goloritze

Cala Goloritzè, dove sbocca a mare la còdula del rio omonimo, è un'incantevole piccola insenatura situata a nord di Capo di Monte Santo, nella parte meridionale del Golfo di Orosei.

 

La costa, modellata con scenografici effetti nel calcare mesozoico biancastro, si rastrema nella punta del promontorio, Punta Goloritzè, dove si apre un caratteristico arco di roccia residuo di una grotta costiera. Tra i massi che chiudono verso il retroterra il promontorio, emerge una guglia di forma piramidale che costituisce il vero e proprio monumento naturale, chiamata "aguglia a tramontana" per distinguerla dalla vicina Perda Longa di Baunei. E' alta 143 m slm e 100 m di altezza relativa ed è il testimone di erosione di uno sperone di roccia isolatosi per effetto delle acque continentali superficiali e sotterranee, del vento e del mare.

Organismo di gestione: Comunità Montana n. 11 Ogliastra
provvedimento istitutivo: D.A.R. 3112, 02.12.93

Cala Goloritzé è una delle più belle calette di tutto il Mediterraneo, celebrata sopratutto in virtù del color turchese delle sue acque, dovuto allo sgorgare di alcune sorgenti sottomarine e alla bellezza di alcune rocce di marmo levigate dal tempo.
La spiaggetta è cosparsa di piccoli sassolini bianchi, le sue acque sono trasparentissime di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale di sassi e la spiaggia è caratterizzata da un basso fondale che rende agevole il gioco dei bambini.
Il paesaggio, già di per sé meraviglioso per l'unione dell'azzurro del mare e il verde della vegetazione circostante, è ulteriormente arricchito dalla presenza del falco della regina, specie molto rara che ha scelto questa zona per nidificare.

Come arrivare
Cala Goloritzé è raggiungibile attraverso due percorsi: uno via terra, l'altro via mare. Via terra è possibile effettuare un percorso di trekking dopo aver lasciato in sosta l'automobile nel parcheggio di Su Porteddu. Da qui si originano sentieri che portano fino a Cala Luna e proseguono fino a Cala Goloritzè. Il percorso, attraverso il Supramonte di Baunei, dura circa un'ora in discesa (e un'ora e mezza in salita), è abbastanza semplice ed è percorribile da chiunque sia abituato a camminare.
Raggiungere il sito via mare è possibile utlizzando, superate le boe di delimitazione poste a 300 metri dalla battigia, esclusivamente imbarcazioni sprovviste di motore. Esso è meta ideale per quanti amano le vacanze a bordo di imbarcazioni da diporto o per coloro che desiderano fare un'escursione a bordo di battelli in partenza da Calagonone e da Santa Maria Navarrese.

L'interesse culturale
Il pilastro piramidale è ricordato da DELLA MARMORA (cfr. parte terza di Viaggio in Sardegna, fig. 33) e denominato 'Guglia', con l'aggiunta dell'aggettivo 'settentrionale' per distinguerlo da Perda Longa, posta più a S. Il nome di Monte Caroddi richiama forse quello di Maria Coccoroddi, la protagonista di una leggenda di pietrificazione punitiva riguardante una donna che, mentre impastava il pane, rifiutò l'elemosina alla Madonna in persona. Il termine Punta Goloritzé, col quale viene indicato nella LR 31/89 riguarda invece il promontorio. È probabile che il toponimo Goloritzé si riferisca al serpente, la cui forma è riprodotta nelle divagazioni della forra (nella parlata di Baunei, serpente si dice kolòvru. Una veduta del litorale di DELLA MARMORA riproduce la Guglia sullo sfondo dei rilievi costieri (cfr. Emendamenti..., p. 89). Tutta l'area è ricca di segni di un popolamento antichissimo, certamente legato alle risorse della fauna terrestre e della pesca. Presso Punta Goloritzé si segnalano ripari sotto roccia usati come sepoltura in epoche diverse della preistoria.

Tutela e valorizzazione
La Guglia è meta di arrampicatori, che ne apprezzano la qualità della roccia. Questo è uno dei punti più frequentati, in aggiunta alle numerose pareti adatte a questo sport, presenti nelle altre còdule vicine. L'escursionismo nautico costituisce una risorsa per i pescatori locali, che provvedono al trasporto dei visitatori. La zona rientrerebbe nell'areale, non ancora definitivo, del Parco Nazionale del Gennargentu. Il Golfo di Orosei poi è stato destinato a riserva marina dalla LN 979, 31/12/82, insieme ad altri quattro tratti di mare sardo. I pericoli di compromissione riguardano soprattutto la qualità naturale del sito, sempre più spesso visitato da escursionisti che arrivano via terra e via mare. L'area è inclusa in molti itinerari, ivi compresi quelli del CAI. La compromissione delle forme naturali in sé appare improbabile, ma saranno tuttavia opportuni periodici controlli sull'eventuale distacco di massi, anche per motivi di sicurezza. Il più vicino centro abitato è Baunei, a circa 9 km.

 

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

S'Archittu di Santa Caterina, Cuglieri

S_Archittu

Incantevole scogliera di calcari sedimentari del miocene medio, articolati in promontori e cale, situato nell'area meridionale costiera della regione del Montiferru.

 

Enfatizza la suggestione del sito il colore bianco-avorio della roccia. Il monumento prende nome dalla vicina chiesa di Santa Caterina, unica testimonianza rimasta dell’antico villaggio di Pittinuri. E’ costituito da un arco (archittu, piccolo arco) o ponte roccioso sul mare, alto circa 15 m, modellato con forme sub-arrotondate dall’azione erosiva marina ed atmosferica. E’ il relitto di un’antica grotta di erosione marina, il cui tetto avrebbe ceduto per il susseguirsi violento delle onde e per i sussulti di compressione e decompressione della massa d’aria in essa contenuta.

Provvedimento istitutivo: Decreto Assesorato Difesa Ambiente n. 703 del 29.04.93

L’interesse culturale
Il toponimo Archittu è un diminutivo di arcu, termine logudorese e campidanese che significa “arco” (PAULIS, 1987), qui riferito alla vicina chiesa di S. Caterina, nel cui cortile sono sistemati reperti antichi, tra cui alcuni bétili.
Il nome di Pittinuri si riferisce ad un villaggio scomparso, di cui la chiesetta è l’unico resto. Il toponimo Pittinuri deriverebbe da pittu, cima, e nur, radice preromana (PAULIS, 1987); secondo altri (MIGLIOR, 1987), significherebbe “casa del toro” da bith (casa) e uri (toro).


Numerosissimi monumenti preistorici costellano le pendici collinari e montane. I siti archeologici più importanti sono riferibili ai periodi punico e romano. Tra i resti punici si ricordano l’area sacra di Sessa e le necropoli di Fame Massa, Furrighesos e Mussori. Nella zona passava la strada romana Tharros - Cornus, documentata da un miliario rinvenuto sul posto. Un’altra iscrizione attesta la presenza della città romana di Cornus con l’indicazione del nome. Il centro abitato era sulla collina di Corchinas (vincolo archeologico con DM del 20.2.1979, registrato il 4.7.1980). L’acquedotto, l’acropoli e gli edifici privati sono visibili sul colle e in regioni Sisiddo, Angrone e Columbaris (vincolo archeologico con DM del 23.2.1979, registrato il 26.4.1979). Altri abitati e necropoli di età romana sono riconoscibili in localita Sant’Imbenia, Lenaghe, Tanca Su Anzu, Mammine, Freari, Utturu e su Clericu, Su Copercu, Filigarzu e Su Laccheddu. Nelle vicinanze sono venute alla luce imponenti rovine di un centro paleocristiano.

A causa della profonda trasformazione di tutta la costa per uso turistico, solo le necropoli punica e romana sono discretamente conservate. Nei pressi di Santa Caterina sorgono la torre Pittinuri, ancora ben conservata, e la torre Su Puttu, in condizioni non altrettanto buone, entrambe risalenti al secolo XVI. Nelle vicinanze si trova anche la chiesa diruta di S. Elena.

L’interesse della visita sarà arricchito dalla Collezione archeologica di proprietà del Comune di Cùglieri.

Tutela e valorizzazione
Lo stato di conservazione del monumento appare comunque buono, ma la sua durata nel tempo è certamente precaria, per quanto non si segnalino crolli recenti. Minacce di crollo del bordo della falesia si verificano più a N, dove il processo erosivo viene favorito dalla lavorazione della terra per uso agricolo fino al limite della falesia.

Il maggior pericolo tuttavia è da vedersi nella perdita d’immagine a causa della crescente antropizzazione della costa: le costruzioni sono aumentate al punto da formare tre nuclei abitati: S. Caterina, S’Archittu e Torre del Pozzo, con un totale di circa 300 residenti. Lo sviluppo edilizio è cominciato negli anni Cinquanta a S. Caterina, proseguendo poi negli anni Settanta fino a formare gli altri due nuclei. L’abbattimento della roccia per la ricerca e la raccolta di fossili è uno dei pericoli di compromissione del monumento. Nonostante il divieto esistente, si continua anche ad effettuare la raccolta dei datteri di mare.

La vista si gode anche dalla ss 292. Il percorso a piedi riguarda un sentiero in buone condizioni di circa 500 m.

Il sito può essere meta di escursioni via mare e via terra. L’accesso via mare avviene a partire dalla cala di S. Caterina (scivolo in cemento) e dal porto di Torre Grande, attrezzato per imbarcazioni più grandi.

La tutela deve mirare a contenere la frequentazione diretta di persone via terra sulla zona dell’arco, allo scopo di alterare il meno possibile lo stato naturale dei luoghi, già sottoposti a forte pressione antropica nella stagione balneare. S’Archittu si inserisce in un itinerario naturalistico della costa dal Sinis fino a Punta Foghe o, volendo, in un itinerario misto che comprende i resti archeologici. Un progetto di valorizzazione infatti riguarda il sito archeologico di Cornus-Columbaris, dove si costruiranno la strada di accesso e una guardiania, attrezzando l’area per la visita.

L’emergenza naturale e il suo ambiente
L’arco in roccia sul mare chiamato S’Archittu - circa 15 m di altezza - è stato modellato dall’azione erosiva marina e degli atmosferili nei calcari detritici fossiliferi (Echinidi e Bivalvia) della sequenza sedimentaria del Miocene medio inferiore, articolati in vari promontori. Esso rappresenta il resto di un’antica grotta di erosione marina. L’impeto delle onde ha fatto crollare il tetto al fondo della grotta, per il loro urto diretto e soprattutto per i sussulti di compressione e decompressione della massa d’aria in essa contenuta. Si distinguono due solchi di battente, di cui uno attuale e l’altro più antico. Sulla piattaforma di abrasione marina, nelle immediate vicinanze dell’arco, sono presenti tracce di conglomerato marino fossilifero (Panchina Auct.) del Quaternario. Nel modellamento della scogliera prevalgono le forme subarrotondate, dovute all’abrasione del mare piuttosto che all’erosione per crolli successivi. La parte sovrastante l’arco è coperta di rada gariga, molto compromessa dal calpestio.

Al termine del ciclo vulcanico oligo-miocenico si instaura dapprima un ambiente continentale, testimoniato dai depositi lacustri di tufi contenenti resti di conifere, affioranti nei pressi di Cùglieri, e successivamente un ambiente marino, con deposizione di marne calcaree, calcari e calcareniti fossiliferi. Questi terreni sedimentari si sviluppano nella fascia costiera da Cabras fino a Bosa, spesso obliterati e/o ricoperti dalle successive vulcaniti, ma ben esposti nell’area tra Torre Su Puttu e Santa Caterina. Lungo la costa affiora prevalentemente la facies calcareo-arenacea, di colore bianco avorio, fossilifera con abbondanti resti di Echinidi, Lamellibranchi e Gasteropodi e stratificazione regolare debolmente inclinata verso O, attribuita da COMASCHI CARIA (1959), su base paleontologica, al piano Elveziano del Miocene medio.

Nell’entroterra, oltre alla facies calcarea, è molto diffusa quella marnosa, conosciuta nella zona come “tufo”, estratto in numerose cave come materiale da costruzione. L’ambiente continentale è testimoniato da depositi detritici del Quaternario, rappresentati da sottili coltri alluvionali e piccoli conoidi di deiezione fluviale, nonché dalle sabbie di origine eolica, ben sviluppate al confine con il Sinis, mentre l’ambiente marino è indicato da conglomerati e arenarie fossilifere (Panchina Auct.).

Il tratto di costa nei sedimenti miocenici è articolato in una serie di promontori rocciosi alternati a cale orientati parallelamente alla costa, secondo fratture dirette mediamente N - S. Essi sono il risultato dell’azione erosiva e modellante del mare di maestrale, il vento dominante di NO, che raggiunge spesso velocità assai elevate. Nelle cale più riparate è prevalsa la formazione di piccole piane di deposito alluvionale che permettono l’approdo di natanti e hanno favorito l’insediamento umano. Anche l’arco, modellato dall’azione erosiva marina e degli atmosferili nei calcari detritici fossiliferi della sequenza sedimentaria del Miocene medio-inferiore, è il risultato del processo evolutivo della costa in arretramento.

Altre forme dovute all’azione erosiva del mare sono le piccole piattaforme di abrasione marina ed i solchi di battente, attuali e fossili, incisi nella scogliera. La fascia costiera tra Torre Pittinuri e Torre Su Puttu appartiene all’ambiente miocenico del Sinis, che, laddove si avvicina al mare, è caratterizzato da morfologie simili di falesie interrotte da canaloni o da spiagge dunose molto estese. Nella vicina penisola del Sinis si segnala l’Arco di Su Tingiosu, modellato in una formazione simile.

L’area rientra nel perimetro del Parco naturale del Sinis- Montiferru, nel punto in cui la località raccorda la parte collinare - montana vulcanica del parco (Montiferru) con la parte pianeggiante costiera sedimentaria (Sinis), così riunendo i pregi di due unità paesaggistiche diverse. Le attrattive sceniche del sito sono accresciute dalla vicinanza di altri elementi pure di interesse naturalistico, quali la spiaggia dunare di Is Arenas e la morfologia vulcanica del Montiferru con la grande colata tra il Rio Sàlighes e il Rio di S. Caterina, che ha dato luogo ad una lunga falesia uniforme, affacciata sul mare da 50-70 m slm. La falesia è interrotta dalla Cala di Foghe e orlata da isolotti e scogli. In località Su Fossigheddu si trova un altro arco in roccia. Tutta questa zona è stata a lungo disabitata e pertanto conserva una flora e una fauna relativamente intatte. Con la scomparsa dell’antico villaggio di Pittinuri e fino al recente ripopolamento erano rimaste sul posto soltanto dimore di pastori. L’interesse paesaggistico-geografico è dato anche dalla presenza di un nucleo agrario di riforma fondiaria, la Borgata ERSAT ubicata sulla colata lavica a N di S. Caterina.

 

 (testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Scala di San Giorgio di Osini, Osini

Scala_di_San_Giorgio_Osini

La Scala (da skàla = via montana scoscesa), Gola o Arco di San Giorgio, ricorda il santo che fu vescovo di Barbagia e Suelli agli inizi dell' XI secolo.

 

Situata ad un' altitudine di 870 / 928 m slm, offre uno scenario di maestosa bellezza. Si apre lungo le pareti orientali del "tacco" di Osini, vasto tavolato calcareo-dolomitico dell'Ogliastra, costituendo un valico naturale di collegamento tra due valli, a nord-est del Rio Pardu, e a sud-ovest del Flumineddu. Ha l'aspetto di una stretta gola, delimitata da alte incombenti muraglie rocciose (fino a 100 m) e percorsa, fatto che la connota in modo del tutto originale, da uno stretto nastro d'asfalto proveniente dal vicino abitato di Osini. La gola, originatasi dalle fratturazioni verticali del bordo dell'altopiano, si inserisce in un ambiente remoto e deserto, denso di alberi e ricco di fauna rupicola.

Organismo di gestione: Comunità Montana n. 11 Ogliastra
provvedimento istitutivo: D.A.R. 21, 18.01.94
superficie a terra (ha) 3,68
superficie a mare (ha) 0

L’emergenza naturale e il suo ambiente
Sul versante di destra della Valle del Rio Pardu si trova il passo montano conosciuto col nome di Scala, o Gola, o Arco di S. Giorgio, che attraversa l’orlo del Tacco di Osini in corrispondenza di un valico inciso da una combinazione di diaclasi in grandi bancate dolomitiche orizzontali, dello spessore di oltre un metro. Nelle diaclasi, le pareti verticali intagliate nel calcare raggiungono anche cento metri di altezza e si avvicinano a formare lunghe fessure che in qualche punto sono larghe anche meno di un metro. La strada asfaltata che si percorre per risalire l’orlo del taccu utilizza un varco ristretto, il cui fondo è stato parzialmente colmato e reso percorribile. La strada pertanto costituisce un segno della decisa antropizzazione di un valico naturale che collega due valli, a NE del Rio Pardu, e a SO del Flumineddu. Il luogo resta tuttavia pittoresco nella sua naturalità per l’imponenza delle pareti incombenti, oltre che per gli ampi panorami che si dominano dai bordi più alti e per il carattere remoto e deserto del sito, denso di alberi. Di per sé il fenomeno non è raro, essendo i bordi dei tacchi spesso incisi da profonde fessure, che nel tempo provocano il distacco dei massi e il loro crollo. È tuttavia insolito che le pareti siano avvicinabili in questo modo e che si possano agevolmente osservare per mezzo della strada, la cui presenza presta al luogo un connotato unico. L’altitudine va da 870 a 928 m slm e la superficie di interesse è di circa 0,19 ha.

Unità paesaggistica naturale ed agraria
L’ambiente è quello degli altopiani dei tacchi dell’Ogliastra, che uniscono all’interesse geomorfologico delle pareti calcareo - dolomitiche la diffusione di una ricca vegetazione arborea che orla la base delle pareti rocciose, grazie alla maggiore umidità, alla posizione riparata e alla presenza di detrito abbondante. Le rocce sono inoltre provviste di numerosi anfratti dove si rifugia la fauna rupicola e numerose sono le forme carsiche. Sotto il profilo paesaggistico, risalta il contrasto tra il versante prevalentemente settentrionale e quello prevalentemente meridionale, che consente di apprezzare l’effetto dell’esposizione sulla vegetazione, piuttosto uniforme sul versante di Osini (lecceta) e molto più varia perché più ricca di specie termo-xerofile (ginepro) sull’altro. Nei boschi si trovano spesso querce secolari. La Valle del Rio Pardu ha in Sardegna un interesse unico per lo studio delle frane, presenti in due forme: di crollo, per il distacco di grandi massi calcarei dall’orlo dei tacchi, e di smottamento per rigonfiamento degli scisti sottostanti, sui quali sorgono gli abitati (ULZEGA, MARINI, 1977). Numerosi i grandi massi caduti in anni non recenti che giacciono sui pendii, formando a volte ripari sotto roccia dove si rifugiano le greggi. A breve distanza, nel comune di Ulàssai, si trova la grotta carsica di Su Màrmuri, attrezzata per la visita. Il Demanio forestale gestisce la parte SO del Taccu, dove il bosco è in via di ripresa e ampie superfici sono state rimboschite con pini.

L’interesse culturale
Il termine skàla indica una via montana scoscesa (PAULIS, 1987), in questo caso intitolata al Santo, vescovo di Barbagia e di Suelli, cui è dedicata la vicina chiesa rurale in territorio di Osini. Secondo la leggenda riferita da DELLA MARMORA, che si sofferma a descrivere il valico, il vescovo, dovendo raggiungere il villaggio di Osini, stanco per l’asperità e la lunghezza del percorso, comandò alla montagna di aprirsi per un più rapido e comodo collegamento fra gli abitanti dei paesi della valle del Flumineddu e quelli della Valle del Pardu. Il passo si apre infatti in una muraglia continua lunga circa 6 km.

 

Il sito è noto anche come Taccu di Osini. Altro nome è S’Assa de su Casteddu, in italiano ‘parete del Castello’, che è anzi quello localmente più usato, riferibile ad un luogo fortificato e riportato in ANGIUS/CASALIS, secondo il quale vi poteva essere esistita una stazione romana. Sono in effetti stati rinvenuti resti di costruzioni e monete di età romana. Nei pressi si trova una sorgente la cui acqua, chiamata s’abba de sa sanidade, conferma il carattere eccezionale attribuito al luogo.

 

In prossimità della Scala di S. Giorgio non sono presenti monumenti archeologici pre-romani, ma, oltrepassata la stretta fessura calcarea, si accede alla Valle di Taccu, che conserva numerose emergenze archeologiche. Sui rilievi che la delimitano sono impostati diversi nuraghi di tipo semplice e complesso, che si adattano in modo straordinario all’irregolare morfologia della roccia su cui poggiano. Il più importante è il Nuraghe Sérdini, costruito con blocchi di calcare ben lavorati e disposti a filari regolari. Alla torre centrale ben conservata si aggiungono due torri a sviluppo frontale ed una nella parte posteriore. Nonostante lo sconvolgimento del deposito archeologico di alcuni ambienti, il nuraghe è ben conservato e meriterebbe un intervento di valorizzazione con l’individuazione di un accesso perché attualmente è difficilmente raggiungibile da una pista di una vecchia forestazione.

 

Le stesse caratteristiche architettoniche e di tecnica edilizia presentano i nuraghi Urcerei, Mastu Marci e S’Olivenu, posti a guardia degli omonimi canaloni sottostanti. Al centro della valle, in prossimità della strada di accesso, se ne trovano due, il cui nome deriva dal loro stato di conservazione: Nuraghe Orruttu, ricoperto da blocchi poliedrici di calcare crollati, e Nuraghe Sanu, composto da un’unica torre costruita con blocchi pure calcarei lavorati e disposti a filari regolari. L’interno della torre conserva piccole nicchie disposte a croce in ottimo stato di conservazione. Nelle vicinanze, rimangono in parte le strutture di una tomba dei giganti che raccoglieva i morti di un antico abitato nuragico. A valle di Osini, a circa 450 m, si trova il Nuraghe M. Nuragi.

 

Tutti i monumenti della valle sono inseriti in un progetto PNIC dell’Assessorato al Turismo della Regione Sarda. Trattandosi di una località alla quale accedono soltanto turisti ed escursionisti, non si ravvisano pertanto motivi di deterioramento ambientale e paesaggistico.

Tutela e valorizzazione
Provenendo da Osini, all’uscita dal tornante, un valico segna l’ingresso nell’area del demanio forestale. Da questo punto in poi il divieto di caccia e il controllo del rischio di incendio sono garantiti dal Corpo Forestale.

 

Il maggior pericolo di compromissione dell’ambiente vallivo e di questo particolare monumento geologico deriva dal naturale processo di smantellamento della copertura carbonatica mesozoica, i cui fenomeni di dissesto sono appunto concentrati lungo i bordi degli altopiani dove scaturiscono le acque carsiche, la roccia è più frantumata, le radici delle piante allargano le fessure, il che provoca lo scalzamento alla base e quindi crolli e il conseguente arretramento dei fronti. Alla base delle testate calcareo - dolomitiche sono infatti gli scisti, la cui degradazione ed impregnazione da parte delle acque sorgive facilita lo slittamento a valle dei massi crollati e i successivi attacchi dell’erosione alla roccia in posto. Si tratta certo di processi lenti, alla scala di tempi storici lunghi, ma si può esercitare un’importante azione di controllo sulla loro incidenza attraverso il mantenimento della vegetazione arborea o cespugliosa alla base dei tacchi e interventi di difesa del suolo che curino i drenaggi dell’area posta tra il taccu e il sottostante paese di Osini, non solo nell’interesse del mantenimento dell’emergenza naturale, ma soprattutto della sicurezza della popolazione locale.

 

Alla Scala si accede più comodamente dal lato di Osini, paese in parte costruito su un’antica frana di detriti calcarei di granulometria quanto mai eterogenea. I pendii circostanti sono cosparsi di grandi blocchi crollati, accanto ai quali la strada asfaltata si inerpica con stretti tornanti.

 

Il punto di maggiore interesse si trova a circa 4 km, in corrispondenza dell’ultimo tornante, dove le pareti di roccia si alzano bruscamente, drizzandosi in verticali alte 30/50 m sul piano stradale. Nel punto di svolta due sentieri in gradinata consentono di risalire i pendii meno erti, affacciandosi sulla Valle del Rio Pardu. Uno porta ad una grande fessura verticale dal nome di Sa Brecca ’e Usala (ARDAU et al., 1994). Il sito merita di per sé una visita, il cui interesse è accresciuto dalla prossimità di altre emergenze. Salvo la normale manutenzione della strada e delle scalette in roccia ricavate nella parte sommitale, non si ravvisa l’utilità di altri interventi. Il pericolo di caduta di massi dall’alto si direbbe contenuto, per quanto ovviamente non si possa escludere, essendo le pareti verticali costituite da grandi bancate abbastanza compatte, interrotte da cengie.

 

Va ricordato peraltro che il rischio di crollo delle pareti dei tacchi calcarei è costante in tutta l’Ogliastra e che nei paesi della Valle del Pardu, tra Jerzu e Osini, numerosi grandi massi incombono sugli abitati e sui campi sottostanti. La strada carrabile che segue il tracciato dell’antica mulattiera è stata costruita alla fine degli anni Sessanta e asfaltata nel 1982. Il Comune di Osini ha tempo addietro previsto una futura valorizzazione della zona e dell’altopiano retrostante, con la costruzione di un laghetto artificiale e il restauro dei vari nuraghi ancora esistenti.

 

I due sentieri in corrispondenza dell’ultima curva permettono di salire di quota e di ammirare vasti panorami.



(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Sorgente di Su Cologone, Oliena

Su_Cogolone

Su Cologone, la maggiore fonte carsica della Sardegna, perennemente sommersa, è situata alle falde del Supramonte a qualche chilometro da Oliena, presso la riva destra del fiume Cedrino.

 

La sorgente offre uno straordinario spettacolo, con l’importante massa d’acqua (portata di massima magra 60 litri al secondo, ricarica 1500 litri , piena 8000 litri stimabili: rilevamenti 1995 ) che sgorga da una vertiginosa e complessa gola calcarea, esplorata dagli speleologi fino a 107 metri di profondità. Con le piene, le acque creano un vero e proprio torrente molto impetuoso che, dopo un breve percorso tra la vegetazione lussureggiante ed i massi levigati dalla corrente, confluisce nel Cedrino. La sorgente costituisce per il fiume, durante il periodo estivo, pressoché l’unica fonte di alimentazione.

Provvedimento istitutivo: Decreto Assesorato Difesa Ambiente n. 845 del 12.05.98

 

 

Come arrivare
Partendo da Oliena si segue la SP per Dorgali per circa 5,8 km; a quest'altezza si svolta a destra in una diramazione in lieve discesa, segnalata da cartelli che indicano la fonte e il famoso hotel-ristorante. Dopo circa 8 km si giunge in un ampio piazzale, da cui la sorgente è facilmente raggiungibile a piedi.

Attività praticabili
La sorgente è continuamente oggetto di escursioni speleologiche, consigliate però a persone già esperte in questo genere di attività, vista la pericolosità delle gole interne.
Nelle vicinanze della sorgente, invece, possono essere effettuate numerose passeggiate o a piedi o a cavallo, immersi in una natura quasi incontaminata e di grande bellezza e suggestione.

Informazioni utili e servizi

Prima di arrivare a Su Cologone si incontra un ampio parcheggio dove è possibile lasciare il proprio mezzo per raggiungere poi la sorgente a piedi. Nella zona, immersi nel boschetto di eucalipti, si trovano dei tavolini in pietra dove è possibile fermarsi per dei piacevoli pic-nic.

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Su Suercone

Su_Suercone

Su Suercone, chiamato anche Su Sellone o Su Sercone, è una grande dolina di origine carsica situata nel vasto altopiano di calcare mesozoico del Supramonte di Orgosolo.

Profonda voragine calcarea larga e profonda circa 200 m, si apre sul bordo del "Campu Donianicoro" a circa 900 m d'altezza. Per la sua profondità è considerata la dolina più profonda dell'Isola. Ha un diametro d'apertura di 500 m e molto probabilmente si è originata dallo sprofondamento di una volta della cavità carsica. La depressione è a forma di imbuto. L'accesso alla dolina è apparentemente impossibile viste le alte pareti ripide verticali, ma un sentiero aperto tra le rocce, conduce al suo interno attraverso il lato meridionale. Nella zona sono presenti alcune mangiatoie scavate nei tronchi, testimonianza dell'antica attività pastorale che si svolgeva anche all'interno della dolina. Sul lato nord è visibile un grande inghiottitoio verticale profondo 30 m, molto probabilmente comunicante col vasto sistema carsico sotterraneo.

Tutta l'area è considerata di alto valore paesaggistico. All'interno della dolina, prevalentemente sulle sue pareti, sono presenti dei vecchissimi alberi di tasso, mentre sulle terrazze umide sono visibili distese di felci e muschi. La presenza umana in questa parte del Supramonte di Orgosolo è documentata a partire dal periodo preistorico con i numerosi resti di anfratti che trovarono un utilizzo funerario.

Il ciglio della depressione, imbutiforme, è a 884 metri s.l.m., il fondo a 685. La profondità è di 200 m. Il diametro dell'imboccatura è di circa 400 m, la superficie di 18,09 ha. Al suo interno, a 700 metri s.l.m., si apre un inghiottitoio sub-verticale, profondo 30 m, forse comunicante col vasto sistema carsico sotterraneo. Di grande interesse anche la stazione di tassi secolari presenti all'interno del Su Suercone, alti dai 18 ai 20 m e con diametri del tronco che possono raggiungere il metro. L'area è ricca di testimonianze archeologiche, alcune provenienti dagli stessi anfratti del fondo della dolina, riferibili ad un'utilizzazione funeraria durante la preistoria ed in epoca storica.

Come arrivare
Si seguono le indicazioni per la Valle di Lanaittu, si arriva in località "Elighes artas" dove seguendo la direzione Sud in dieci minuti si arriva ad uno slargo alla cui destra, dietro un grosso leccio, si apre l'evidente ingresso della cavità di Tiscali. Superato questo punto, si prosegue in direzione Sud fino ad incontrare il sentiero per Campu Donanicoro. Si segue il sentiero sempre in costante salita, e si svolta in direzione Ovest, dopo venti minuti circa si arriva a Su Suercone.

Attività praticabili
Percorsi di trekking ed escursioni. È consigliabile farsi accompagnare da guida esperte della zona.

Informazioni utili e servizi
Ente gestore: Comunità Montana n. 9 Nuorese

 

(info tratte dal sito Sardegna Turismo)

Texile, Aritzo

Su_Texile

Su Texile è un termine barbaricino di origine preromana che indica un cocuzzolo isolato.

 

E’ una formazione calcarea del Giurese che sorge a 974 m slm.. Sovrasta, con la caratteristica forma di un fungo sbrecciato e le compatte pareti verticali/strapiombanti, un rilievo coniforme modellato nel complesso scistoso del paleozoico. Ha una superficie di 0,8 ha, una larghezza massima di 70 m e minima di 50, un’altezza di 24 m. Costituisce un testimone dell’antica copertura mesozoica risparmiata dall’erosione ed è alveolato da cavità carsiche, oltreché profondamente fessurato: nelle spaccature radicano esemplari di Quercus Ilex, fatto inconsueto a queste altitudini nel massiccio del Gennargentu. Sono presenti endemismi della flora pre-quaternaria. Il sito ha restituito testimonianze di età neolitica, nuragica e romana.

Organismo di gestione: Comunità Montana n. 12 Barbagia Mandrolisai
provvedimento istitutivo: D.A.R. 707, 29.04.93
superficie a terra (ha): 21,80
superficie a mare (ha): 0

L’emergenza naturale e il suo ambiente
Su Texile, o meglio il Meseddu de Texile, è un taccu calcareo del Giurese, che sorge, come un blocco a forma di fungo sbrecciato, dalle pareti verticali ed in parte strapiombanti, su un rilievo coniforme modellato nel complesso scistoso del Paleozoico.

Il taccu, dalle pareti molto ripide, verticali o anche strapiombanti, alveolato da cavità carsiche, appare fortemente inclinato sul versante della valle del Rio S’Iscara, versante al quale si raccorda con un piedistallo conico inciso nelle arenarie sottostanti i calcari. Le sue dimensioni sono ragguardevoli: la superficie è di 0,8 ha, con una larghezza massima di 60-70 m e minima di 50 m. La sommità ha una quota di 974 m e il piede di 950 m slm. Le bancate di calcari e calcari dolomitici del Giurese che lo costituiscono poggiano su un imbasamento composto da una formazione conglomeratico - arenacea, attribuita al Permo-Trias, trasgressiva sul complesso metamorfico del Paleozoico pre - ercinico, rappresentato da metarenarie, filladi e metaconglomerati del Cambro-Ordoviciano.

Il Texile è uno dei testimoni dell’antica copertura calcarea giurese (Dogger - Malm inferiore), risparmiati dall’erosione, nella depressione che orla il margine occidentale del massiccio del Gennargentu, lungo l’asse Tonara - Belvì- Aritzo. La serie giurese si depositò in ambiente circumlitorale con mare poco profondo, raggiungendo lo spessore massimo di circa 50 m. Il blocco è profondamente fessurato, con esemplari di Quercus ilex radicati nelle spaccature. Il Texile, come gli altri tacchi, ospita una flora prevalentemente calcifila e adattata a condizioni altamente xerotermiche, che contrasta con quella delle valli e dei monti circostanti, dove il bosco è formato da specie caducifoglie. Questa peculiarità dipende non solo dalla posizione sommitale, ma anche dal supporto calcareo. Il leccio qui sale ad una altitudine inconsueta nel massiccio del Gennargentu. Sono presenti anche endemismi risalenti ad una flora prequaternaria, che vi ha trovato rifugio (MARTINOLI, 1956).

L’insieme è singolare e la visione che se ne ha all’improvviso dai pressi della cantoniera Cossatzu, provenendo da S, non si dimentica facilmente.

Altre emergenze naturali prossime sono Su Campanili di Gadoni, proposto come monumento naturale, e la grotta di Su Stampu e’Tùrrunu presso Seulo. In località Riu Brebegargius di Gadoni si trovano graptoliti in argilloscisti neri del Siluriano.

La morfologia del Texile è tipica anche di altri rilievi della regione circostante, come il Tònneri di Belvì, indicato sulla cartografia come Pitzu ‘e Pranu (846 m), e il Tònneri di Tonara, che insieme rappresentano gli avamposti di altopiani calcarei che diventano più ampi verso S.

L’unità paesaggistica originaria è quella di un ambiente sub-montano, la cui morfologia relativamente morbida, modellata sugli scisti filladici paleozoici, è stata ringiovanita dalla sovrapposizione di un reticolo idrografico molto ramificato impostato secondo le principali linee strutturali. La zone boschive si estendono soprattutto sui versanti vallivi più acclivi, mentre i dossi arrotondati sono prevalentemente a pascolo. La lecceta originaria è stata in parte sostituita dal castagneto e dal noccioleto. Nelle aree limitrofe al Texile è stato attuato un rimboschimento di conifere. Il paesaggio agrario varia notevolmente a seconda dell’altitudine, esposizione e clinometria dei versanti vallivi. Sono tuttora diffuse, anche se in diminuzione, le colture del castagno, del noce, del ciliegio e del nocciolo. Sui fondovalle erano particolarmente imponenti i grandi alberi di noce, di cui restano alcuni esemplari. Rimangono lembi degli orti di Belvì, la cui coltivazione era favorita dalle numerose sorgentelle di contatto fra la serie mesozoica, permeabile, e i sottostanti scisti praticamente impermeabili. Il nome di Iscara di Belvì indica infatti un fondovalle umido e fertile (da insula, cfr. PAULIS, 1987).

L’interesse culturale
Il termine meseddu, diminutivo di mesa, la parola spagnola per tavola, indica lo sgabello formato da un tronco d’albero (PAULIS, 1987) e descrive quindi la forma del monumento. Secondo DELLA MARMORA, il quale ne fece un disegno con il profilo geologico (cfr. Emendamenti..., p. 95 e Itinerario..., vol. I, p. 230), il nome texile è una variante di setzile e significa quindi sedile; un’altra interpretazione lo fa coincidere con tezile, termine barbaricino di origine preromana che indica un cocuzzolo isolato (PAULIS, 1987). Il popolo lo chiama anche Sa Trona de Santu Efis, che da lì avrebbe predicato la fede (DELLA MARMORA, pag. 230). Alla base del Pitzu e’Pranu di Belvì si apre una grotta, secondo la tradizione abitata da una fanciulla intenta a tessere su un telaio d’oro. Nei pressi sono stati individuati insediamenti preistorici, un frammento di vaso decorato della cultura di Bonuighinu (Neolitico) e ceramiche di età romana.

La posizione del Tacco del Texile ha destato l’attenzione dell’uomo a partire dalla preistoria. Recenti movimenti di terra hanno portato alla luce resti di muri incassati in una depressione naturale nel versante orientale del Tacco. I muri delimitano un ambiente irregolare all’interno del quale sono stati rinvenuti frammenti ceramici riferibili all’età del bronzo e all’alto e basso impero, che testimoniano una continuità d’uso del sito, punto di controllo del territorio circostante. Nell’area del Texile non mancano tracce di insediamenti dall’età neolitica a quella nuragica: una tomba di giganti si trova presso il Rio Melanusé e domus de janas sono intagliate in un masso del Rio su Fruscu. In agro di Belvì si segnalano le domus de janas di Tonitzò (F. 12, M. 157 e 185, vincolate con D.M. del 28.3.1969). Un’altra domu de janas si trova a Baccu’e Forros (F. 28, M. 7, vincolata con DM del 24.11.1969). Una tomba dei giganti si trova a Su Furreddu’e Carraxioni, presso il nuraghe Su Nuraxi Liustra (F. 29, M. 27, vincolati con DM del 12.12.1969). Va ricordato il Nuraghe Su Nuracciolu. Si ha notizia anche del rinvenimento di una navicella bronzea nuragica. Nella località Gidilao, tra Aritzo e Belvì, è stato ritrovato un tesoretto di monete puniche; presso il Texile ne è stato ritrovato uno di monete romane del I e II secolo d. C., attualmente conservato nel Museo G. A. Sanna di Sassari.

L’ambiente montano ha prodotto in quest’area attività economiche particolari, in parte ancora vive, come la confezione di dolci, il commercio di castagne, noci e nocciole, la fabbricazione di mobili, legata soprattutto al legno di castagno e di noce, tutte destinate a produrre beni per la vendita, che veniva poi effettuata nei paesi, con una notevole integrazione del reddito derivato dalle risorse locali. I segni del lavoro in questi ambiti meritano attenzione. Tra l’altro si ricorda la raccolta e conservazione della neve per il commercio estivo. Rimangono, a Funtana Cungiada, i resti delle domus de nie o niargios, ampie fosse che venivano coperte con assi e frasche per conservarvi la neve. Non mancano sul posto le iniziative di appassionati naturalisti. Il Museo di scienze naturali di Belvì contiene fra l’altro vari reperti utili per conoscere la fauna locale. Nello stesso paese si è avuto anche un tentativo di costituire un orto di piante medicinali. Presso Aritzo esiste un recinto per i mufloni.

Tutela e valorizzazione
Questa emergenza, con le altre simili della zona, è menzionata in tutte le guide turistiche della Sardegna. Essa è una popolare meta di escursionismo essendo avvicinabile dalla ss 295 e facilmente raggiungibile con un sentiero pedonale che si diparte dalla ss 125, al km 20,300, per una lunghezza di 1,5 km e superando un dislivello 100 m circa. D’inverno tuttavia l’accessibilità è ridotta.

I pericoli di compromissione sono rappresentati dal naturale processo di erosione della base, aumentato in passato da scavi condotti per cercare lenti di minerali ferrosi, argillosi e carboniosi. Sono possibili distacchi e crolli di blocchi, per cui è necessario controllare periodicamente la stabilità del monumento.

Sono compatibili con la tutela del monumento l’escursionismo, attività sportive quali l’ascensionismo in roccia purché senza strutture fisse, le attività di ricerca scientifica quali rilievi geologici e osservazioni naturalistiche e le attività forestali miranti al ripristino della vegetazione locale spontanea.

Una forestazione attuata con essenze non originarie (pino) compromette la naturalità del paesaggio. Si dovrebbe ripristinare la vegetazione spontanea che si è anche dimostrata più resistente agli incendi. Il Texile dovrebbe rientrare nella zona del parco del Gennargentu, perlomeno secondo la perimetrazione della LR 31/89. Per ora, è stata istituita l’Oasi naturalistica del Texile, che prevede una zona di tutela assoluta per una superficie di circa 100 ha, dalla sommità del monumento fino al fondovalle del Rio Su Arase ed alla ss 295.

 

 (testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Oasi Lipu - Carloforte

Falco_della_Regina

Informazioni

Dove: Carloforte

Tel.   338 2776307  

Email: oasi.carloforte@lipu.it

Responsabile: Luciano Durante

Superficie: ettari 284

 

Localizzazione: Situata nella porzione occidentale dell'Isola di San Pietro, l'Oasi LIPU Carloforte si estende lungo circa 6 chilometri di costa intatta.

 

Come arrivare: Per raggiungere l'Isola di San Pietro è necessario raggiungere le località di Porto Vesme oppure di Calasetta da dove partono i traghetti per raggiungere Carloforte. Porto Vesme e Calasetta sono raggiungibili da Cagliari percorrendo la strada statale n. 130 in direzione Iglesias da dove proseguire per la strada statale n. 126 in direzione Carbonia. Poi seguire le indicazioni per il traghetto, sia per Porto Vesme (Porto Scuso) che per Calasetta.
Attualmente è in corso il rinnovo dell’atto con la Provincia di Carbonia Iglesias e il Comune di Carloforte

 

Anno di Istituzione: L'Oasi LIPU Carloforte (284 ettari) è stata istituita nel 1991 grazie ad una Convenzione tra il Comune di Carloforte, la Provincia di Cagliari e la LIPU.

 

 

Un po’ di storia e di curiosità

L'isola di San Pietro, di origine vulcanica, è "protetta" dal vigile occhio del Falco della regina che ogni estate sceglie queste scogliere per nidificare. Proprio per salvare questo splendido rapace, minacciato dal bracconaggio e dalla raccolta di uova e piccoli da parte di collezionisti e falconieri, la LIPU per mezzo dei volontari della Sezione di Cagliari ha istituito l'Oasi e ogni anno organizza un campo di protezione attivo dal 1981. Ma l'ispiratrice delle attività di tutela della LIPU è la "giudichessa" sarda Eleonora d'Arborea che fin dal 1400 dichiarò protetti tutti i falchi della Sardegna (da lei la specie prende il nome, Falco Eleonorae).

 

Habitat ed emergenze naturalistiche

L'Oasi LIPU Carloforte presenta una notevole varietà di ambienti naturali che le conferiscono un aspetto insolito e selvaggio. L'Oasi rappresenta un importante luogo di sosta e nidificazione per moltissime specie di uccelli. La specie più rara e importante è il Falco della regina, che si riproduce esclusivamente sulle scogliere a picco sul mare in isole del Mar Mediterraneo. Ogni estate, circa 100 coppie di falchi arrivano dal Madagascar per nidificare nell'Oasi e dal mese di Maggio le scogliere sono vivacizzate dal vociare, dai voli di corteggiamento, dalle picchiate sulle prede e dalle delicate fasi della riproduzione di questi splendidi rapaci. Ma si possono osservare anche altre specie, come il Gheppio, la Poiana ed il Falco pellegrino. Sopra il limpido e azzurro mare volteggia poi il rarissimo Gabbiano corso dal particolare becco rosso corallo, mentre il Marangone dal ciuffo, posato su uno scoglio o intento a pescare, cattura la nostra attenzione con il suo buffo comportamento. Tra i fitti e intricati arbusti della macchia mediterranea trovano rifugio una notevole varietà di piccoli Passeriformi: l'Occhiocotto, la Magnanina, la Magnanina sarda e la Sterpazzolina. Sulle rocce assolate è facile sentire il melodioso e gorgheggiato canto del Passero solitario.

 

Servizi e strutture

Le visite guidate, per scoprire e conoscere l'Oasi in tutti i suoi ambienti, si snodano attraverso diversi sentieri natura corredati da pannelli didattici e lungo la strada comunale è stato istituito un Box informazioni (una sorta di Centro visite mobile) per coordinare le attività di educazione e conservazione. D'estate si possono osservare i falchi volteggiare sul mare, in primavera nidifica il Gabbiano reale. Numerose le attività dell'Oasi LIPU Carloforte: campo estivo di sorveglianza e studio del Falco della regina, visite guidate, educazione ambientale, tutte a disposizione dei visitatori e dei volontari mettendosi direttamente in contatto con il responsabile dell'Oasi.

 

 Invito alla visita

L'Oasi può essere visitata mettendosi in contatto con il responsabile Oasi (tel.   338-2776307  ), così come per le visite guidate di gruppi e scolaresche, che devono essere prenotate.

 

Da visitare in zona

Adiacente al paese di Carloforte merita una breve escursione la salina popolata durante le migrazioni da molte specie di uccelli acquatici.

Parchi Nazionali e Regionali della Sardegna

Rientrano nella definizione di "Parco Nazionale" tutte le aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l'intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future.

I parchi regionali sono invece costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali ed eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore naturalistico e ambientale, che costituiscono, nell'ambito di una o più regioni limitrofe, un sistema omogeneo, individuato dagli assetti naturalistici dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali.

Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu

Gennargentu_Ovile

Area tra le più suggestive e incontaminate dell'isola e d'Italia, ricade nei territori circostanti la Barbagia di Belvì.

 

Comprende i comuni di Aritzo, Arzana, Baunei, Belvì, Desulo, Dorgali, Fonni, Gairo, Lodine, Meana Sardo, Oliena, Ollolai, Olzai, Orgosolo, Ovodda, Seui, Seulo, Sorgono, Talana, Tiana, Tonara, Urzulei, Ussassai, Villagrande-Strisaili.

Comprende il Gennargentu (“porta d’argento”), imponente complesso di scisti paleozoici dalle pendici boscate e le cime steppose, che costituisce la massima elevazione dell’isola (Punta Lamarmora, 1834) e il Supramonte , vastissimo altopiano di calcari e dolomie del mesozoico (Monte Corrasi, m 1463), ricco di acque sotterranee e caratterizzato da un paesaggio tormentato e selvaggio.


Tra i siti più belli: il Supramonte di Oliena e la valle di Lanaittu; il Supramonte di Orgosolo, nel quale sopravvivono lecci ultrasecolari (Foresta Demaniale Montes); la sorgente carsica di Su Gologone, la più importante della Sardegna; il canyon di Su Gorropu, il più profondo d’Italia e forse d’Europa, con pareti alte sino a 450 m; la dolina di Su Suercone, immenso inghiottitoio che include una stazione di tassi secolari, cavità e voragini; le grotte Su Bentu e Sa Oche, estese per circa 15 km; il golfo di Orosei, naturale appendice a mare del Supramonte, che si estende da Cala Gonone a Santa Maria Navarrese con scenografiche pareti calcaree a falesia , dove si aprono grotte (Bue Marino-Dorgali) ed incantevoli calette (Cala Luna-Dorgali).


Il paesaggio vegetale del Gennargentu muta col salire di quota: alle pendici residuano lembi della lecceta che fino all’800 interessava l’intera montagna; più in alto sono presenti roverelle, aceri, ginepri, formazioni di agrifoglio e isolati tassi; sulle cime crescono erbe perenni ed arbusti prostrati, con preziosi endemismi e specie esclusive (Lamyropis microcephala). Nel Supramonte dominano le foreste di leccio, autentici santuari della natura e mai tagliate in alcune località. Molto ricca la fauna, con specie endemiche esclusive della Sardegna: tra i mammiferi i mufloni, la cui popolazione è in ripresa, cervi sardi e daini reintrodotti, gatti selvatici, volpi e ghiri; l’avifauna annovera quasi cento specie nidificanti, tra cui il grifone, il falco della regina, l’aquila reale, l’astore, lo sparviero, la poiana; anfibi, rettili e insetti, con la rara farfalla Papilio hospiton; importanti anche gli invertebrati degli ambienti di grotta e la foca monaca, che ha dato il nome alla Grotta del Bue Marino ed i cui avvistamenti nelle acque del Golfo di Orosei sono sempre più rari .

L’area, in particolare il Supramonte di Oliena e il Lanaittu, conserva importanti siti archeologici: la grotta Corbeddu, che ha restituito i più antichi resti ossei della Sardegna (paleolitico inferiore); il villaggio nuragico del Monte Tiscali, quasi intatto nel profondo di una dolina, e quello di Sa Sedda ‘e Sos Carros, cui è annessa un’ area sacra. Risalgono al neolitico i graffiti rupestri della grotta del Bue Marino-Dorgali, ma abbondano nel restante territorio i monumenti prenuragici (domus de janas, dolmen, menhir) e nuragici (nuraghi, villaggi, santuari, tombe dei giganti).

 

 

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena

Budelli

Un parco geomarino che abbraccia l'arcipelago della Maddalena e ricade per intero nel territorio di questo comune.

 

Sorto nel paleozoico sulla depressione del sistema sardo-corso, l’arcipelago comprende le isole di Maddalena, l’unica abitata, Caprera, Spargi, Santo Stefano, Budelli, Razzoli, Santa Maria ed altri isolotti (Mortorio, Soffi, Nibani). Celebre meta turistica, offre scenari naturali di eccezionale bellezza: Porto di Madonna, Spiaggia Rosa, Cala Coticciu, Cala del Relitto, Cala Corsara, Cala Connari, Cala Granara, Cala Lunga, Cala Santa Maria.

 I litorali sono caratterizzati da un andamento frastagliato in cui sono frequenti rias e falesie; le spiagge sono di dimensioni limitate e in alcuni casi, come nella spiaggia rosa di Budelli, le sabbie sono arricchite da resti organici biodetritici che danno luogo a particolari colorazioni.
Il paesaggio dominante è roccioso, ma il granito, qua e là, lascia spazio alla vegetazione: soprattutto una folta macchia, dominata da ginepro, corbezzolo, fillirea, lentisco, mirto, erica, calicotome, cisto ed euforbia; particolarmente ricca di vegetazione l’isola di Caprera, già riserva naturale orientata, dove sono presenti anche pinete, boschi di leccio e ginepreti.

Il patrimonio floristico dell’arcipelago comprende circa 750 entità, di cui 56 endemiche.
L’ambiente marino è ricco di habitat e specie, alcune di queste molto rare e protette, come l’alga rossa Lithophyllum lichenoides e la patella gigante Patella ferruginea, presenti ai livelli più superficiali. Nei fondali si estendono praterie di Posidonia oceanica.
Per quanto riguarda l’ittiofauna e la cetofauna, l’area dell’arciperlago e più in generale delle Bocche di Bonifacio è tra le più ricche del Mediterraneo, con popolazioni stanziali di cernie brune, corvine, saraghi, stenelle e tursiopi. Per queste due ultime importanti presenze il parco è incluso nel “Santuario dei cetacei”, spazio marino corso-ligure-provenzale di protezione di balene e mammiferi marini, recentemente istituito. Altrettanto ricca l’avifauna, che annovera specie rare, quali la berta maggiore, la berta minore, l’uccello delle tempeste, il cormorano dal ciuffo ed il gabbiano corso.


Interessata da rinvenimenti neolitici, la zona ha restituito abbondanti testimonianze di epoca ellenistico-romana, soprattutto relitti di navi onerarie naufragate (relitto di Spargi, 120 a.C.). Il popolamento dell’arcipelago ebbe però inizio nel XVI secolo, ad opera di pastori corsi, mentre la bella cittadina di Maddalena fu fondata a fini di contrasto del contrabbando nel 1767. Questa divenne nel 1887 terza base navale dello Stato italiano e, più recentemente, sede della Marina militare americana e di Ammiragliato. L’isola di Caprera è invece in particolare legata al ricordo di Giuseppe Garibaldi, che vi visse dal 1854 al 1882, anno di morte. L’eroe iniziò il rimboschimento dell’isola impiantandovi migliaia di pini, alcuni dei quali ancora oggi vegeti. La “casa bianca ” dell’eroe costituisce oggi il fulcro di un suggestivo compendio museale statale.

Sito web del Parco Nazionale L'arcipelago di La Maddalena

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Parco Nazionale dell'Asinara

Parco_Asinara

Un'isola chiamata Herculis Insulae nell'età romana, Asenara nel basso medioevo e Sinnara o Sinuaria è il nome che compare nelle carte rinascimentali.

 

Il parco comprende l'Asinara e una fascia marina di rispetto. Ricade nel territorio di Porto Torres. Ha forma sinuosa e allungata in senso nord-sud (lungh 17,5 km, largh max 6,14 km) e presenta paesaggi molto diversificati, con alte falesie scistose nella costa occidentale, ampie insenature e piccole spiagge, tipiche della morfologia granitica a rias, in quella orientale.
La vegetazione ha i caratteri tipici della macchia mediterranea termofila, con lentisco, euforbia, arborea, calicotome, fillirea a foglie strette, ginepro fenicio e cisto. La flora annovera 678 specie, di cui 29 endemiche, alcune esclusive della Sardegna settentrionale (Centaurea horrida, Limolium acutifolium, Limonium laetum), altre caratteristiche della regione sardo-corsa.

Molto rilevante la fauna, stanziale e migratoria: nell'isola si riproducono circa 80 specie selvatiche di vertebrati terrestri, tra i quali il muflone, il cinghiale, il cavallo, l'asinello sardo e il caratteristico asinello albino; tra gli uccelli, il raro gabbiano corso, il marangone dal ciuffo, il falco pellegrino, la pernice sarda. l'Asinara costituisce inoltre l'unica stazione sarda dov'è presente la gazza.

L'ambiente marino, molto ricco dal punto di vista biologico, assume caratteristiche diverse nei due versanti: quello orientale è roccioso, con ripidi pendii e anfratti, quello occidentale prevalentemente sabbioso. La parte più superficiale del litorale è colonizzata da due rare specie, l'alga rossa Lithophyllum lichenoides e la patella gigante Patella ferruginea. Nelle acque profonde il paesaggio vegetale è dominato dalle estese praterie di alghe brune (sotto i 70 m la Laminaria rodriguezii, importante paleoendemismo) e, nei substrati sabbiosi, dalla Posidonia oceanica. Nell'area marina sono inoltre presenti popolazioni di cernie brune, corvine, saraghi, stenelle e tursiopi.

L'Asinara ha potuto conservarsi in gran parte integra grazie alle vicende storiche che ne hanno determinato l'isolamento: l'uomo fu presente durante il Neolitico (domus de janas-Campu Perdu) e nel Medioevo (monastero camaldolese-Sant'Andrea; Castellaccio-Punta Maestra Fornelli), ma vi si insediò stabilmente solo a partire dal '600, con una comunità di pastori e pescatori. Questa fu allontanata nel 1885, quando venne istituito il Primario Lazzaretto del Regno d'Italia, cui si aggiunse la Colonia Penale Agricola. L'isola divenne durante la prima guerra mondiale campo di prigionia dei soldati austro-ungarici e, dagli anni '70 sino all'istituzione del Parco nel 1997, sede di uno dei principali carceri di massima sicurezza nazionali.

Di queste vicende sono significative testimonianze: il borgo costiero di Cala d'Oliva, dalle basse bianche architetture; il sito di Cala Reale, con l'antico lazzaretto che funse anche da residenza occasionale dei reali di Savoia; l'area di Fornelli, dove l'austera costruzione dell'ex carcere di massima sicurezza non occulta l'originario impianto ottocentesco a doppia corte e celle disposte sui lunghi corridoi.

Sito web del Parco dell'Asinara

 

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

 

Parco Regionale di Molentargius - Saline di Cagliari

Parco_Molentargius_Saline

Il complesso naturalistico e archeologico-industriale di Molentargius-Saline ricade nei territori di Cagliari, Quartu Sant'Elena, Quartucciu e Selargius.

 

Il Parco Naturale Regionale Molentargius Saline, istituito con Legge regionale nel 1999, costituisce una zona umida di valore internazionale tra le più importanti in Europa. Comprende bacini di acqua dolce (Bellarosa minore e Perdalonga), di acqua salata (Bellarosa maggiore o Molentargius e stagno di Quartu) e una piana di origine sabbiosa (Is Arenas).

Le caratteristiche principali che lo rendono un ecosistema unico al mondo sono la sua estrema vicinanza a due tra le maggiori città della Sardegna, Cagliari e Quartu, e la presenza di zone a diversa salinità che favoriscono una ricca varietà di specie vegetali ed animali, tra cui il fenicottero che qui ha nidificato per la prima volta nel 1993. Questa unicità si può percepire dalla sommità di Monte Urpinu, S.Elia e dalla Sella del Diavolo, i colli che dominano la città e si affacciano sullo stagno, e dai quali l'ecosistema è osservabile come in una grande fotografia.

Lo stagno del Molentargius fa parte di un sistema di stagni e lagune formatisi nella pianura del Campidano da 75.000 fino a 18.000 anni fa e nasce in una depressione quasi circolare di sedimenti arenaci. Lo Stagno di Quartu, di natura retrodunale, si è formato più a sud separato dalla striscia di terra di Is Arenas e a ridosso della spiaggia del Poetto. Il prosciugamento estivo formava, in passato, una salina naturale e fu l'interesse dell'uomo per il sale il motore della storia di questo ecosistema. Il Bellarosa Minore e il Perdalonga sono, invece, nati come vasche di espansione delle acque meteoriche e hanno assunto nel dopoguerra anche la funzione di bacino di raccolta di acque reflue bianche e nere. Nel 1985 la tracimazione delle acque del Bellarosa Minore nel Molentargius ha causato la chiusura delle saline per motivi igienico-sanitari.
Il risanamento ha consentito la regolazione dei sistemi idraulici e la realizzazione di un innovativo impianto naturale di fitodepurazione che, con l'entrata a regime, alimenterà gli stagni d'acqua dolce con il giusto apporto di nutrienti. In prossimità degli accessi di Cagliari e di Quartu S. Elena sono state realizzate, per creare una barriera alla pressione esercitata dai Comuni sul territorio di Is Arenas, le aree verdi che costituiscono un luogo ideale per passeggiate a piedi e in bicicletta.

Nell'ingresso dalla parte di Cagliari si trova l'edificio Sali Scelti, in origine deposito del sale ed esempio di architettura industriale Liberty. Risalente agli anni '30 e oggi completamente ristrutturato, è la sede del Parco Naturale Regionale Molentargius Saline, con locali per conferenze, mostre, esposizioni, uffici.

 

Sito web Associazione per il parco Molentargius e saline Poetto

 

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Parco Regionale di Porto Conte - Capo Caccia

Capo_Caccia

Un parco e un'area marina protetta che include il golfo di Porto Conte, denominato dai romani "porto delle ninfe"; uno dei tratti di costa più belli dell'isola.

 

Il Parco ha inizio a sud-est con la laguna del Calich per proseguire verso la costa, includendo il sistema del Monte Doglia, fino all'ampio golfo di Porto Conte che è protetto dai promontori di Punta Giglio e Monte Timidone-Capo Caccia. L'area marina protetta abbraccia il prospiciente tratto di mare, fino alla Punta Cristallo a nord-ovest.

Il golfo di Porto Conte (il "porto delle ninfe" dei romani) è uno dei tratti di costa più belli dell'isola e per questo ampiamente turisticizzato; accanto ai numerosi insediamenti vacanzieri vi sono però tratti ancora impervi e inaccessibili che conservano un importante patrimonio floro-faunistico.

Ugualmente notevoli, all'interno del parco, le formazioni calcaree mioceniche, in parte con falesie, che sono interessate da un carsismo diffuso di grotte emerse e sommerse tra i più vasti del Mediterraneo. Celeberrima, nello sperone roccioso di Capo Caccia, la Grotta di Nettuno, che si sviluppa per 2500 m. e che è resa suggestiva dal lago salato che l'attraversa, dal colonnato, dalle spiaggette interne, dalle concrezioni, dai saloni e dai cunicoli, frutto del lavorio delle acque marine e dello stillicidio sulla roccia calcarea. Davanti alle alte, spettacolari falesie dello stesso Capo Caccia si staglia l'Isola Foradada, un frammento di costa staccatosi in tempi geologici, dall'aspetto impervio, "forata" da parte a parte da una grotta scavata dal mare (Grotta dei Palombi); più a nord, l'Isola Piana, dal tipico profilo tabulare.

Il patrimonio floristico dell'area del Parco è caratterizzato, nei promontori che chiudono Porto Conte, dalla macchia con la spinosa Centaurea horrida, endemismo sardo-corso, e la palma nana, unica palma spontanea europea presente nel Mediterraneo; nelle acque del golfo, da vaste praterie di Posidonia oceanica, pianta estremamente delicata e insostituibile quale luogo di rifugio e riproduzione per la fauna marina costiera. Sono state infine segnalate 35 specie di mammiferi e ben 150 di uccelli, fra i quali ultimi rivestono particolare importanza gli uccelli marini che nidificano tra le falesie (berta maggiore e minore, uccello delle tempeste, gabbiano corso, marangone dal ciuffo) ed i rari esemplari di falco pellegrino e di grifone.

Nell'area del parco è presente la Foresta Demaniale Porto Conte ("Le Prigionette"), all'interno della quale ricade l'oasi faunistica di specie quali i cavallini della Giara, i daini e gli asini.
Il territorio del parco, frequentato già nel neolitico antico (Grotta Verde, VI millennio a.C.), restituisce importanti monumenti di età nuragica (Palmavera, Sant'Imbenia), resti di ville signorili romane (Sant'Imbenia), torri litoranee di età spagnola. Non mancano di un certo pregio le strutture penitenziarie dismesse del novecento, caratterizzate da un sobrio neoclassicismo (Tramariglio).

(testo tratto dal sito tematico della Regione Sardegna: Sardegna Ambiente)

Associazioni Ambientaliste

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Circolo Legambiente "Su Tzinnibiri” - Sinnai (Ca)

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Contatti: Carla Migoni  Cell. 338 2576855

carlamigoni@libero.it

www.legambientesardegna.com

 

Il circolo Legambiente “Su Tzinnibiri”, presente a Sinnai sin dai primi anni 90, è  sorto  per volere dell’indimenticabile amica Fanny Cocco, stimatissima insegnante, intellettuale e poetessa,   instancabile animatrice della  vita  culturale del paese.

L’associazione ha sempre posto al centro della  sua azione le  ragioni dell’ambiente,  a cui dare quello stesso  rispetto e quella  stessa considerazione che ancora oggi le popolazioni indigene dell’America meridionale gli riservano, nella convinzione che questo  sia alla base del   benessere della persona e delle popolazioni.  

Attraverso  numerosissime iniziative, rivolte a ragazzi e adulti (le molte edizioni della Festa dell’Albero, di Cento strade per giocare, di Puliamo il mondo, di  Salvalarte, di Spiagge pulite, e le  campagne informative  per promuovere le energie rinnovabili), ha sempre cercato di indicare nella solidarietà, nell’atteggiamento  di  cura   e  nella responsabilità personale, quei comportamenti  che permettono la  soluzione dei più importanti problemi del nostro tempo. 

Crediamo infatti che la  mancanza di giustizia economica, sociale e ambientale che affligge gran parte del pianeta  reclami  a gran voce il cambiamento urgente ed improrogabile dei  nostri  stili  di vita.  

Ultimamente il circolo, attraverso serate di musica e poesia,  ha intrapreso un percorso di valorizzazione della lingua sarda, intesa come valore identitario fondamentale  del popolo sardo.  

 

 

Legambiente è l'associazione ambientalista più diffusa in Italia. La sua storia è legata a grandi valori condivisi e condivisibili, come il desiderio di un mondo diverso, la scelta pacifista e nonviolenta, i valori di democrazia e libertà, solidarietà, giustizia e coesione sociale, modernità fondata sugli interessi generali a cominciare dall'ambiente.

 

Nel panorama ambientalista italiano, Legambiente è una delle organizzazioni più conosciute per le campagne di informazione che conduce a livello nazionale: da Goletta Verde che dal 1986 fotografa ogni estate lo stato di salute del mare e delle coste italiane al Treno Verde che in oltre 10 anni ha misurato smog e rumore nei capoluoghi di provincia, da Salvalarte che testa i danni causati da incuria e inquinamento ai beni culturali a Mal'Aria che ogni anno fa sventolare dai balconi di tutta Italia migliaia di lenzuola antismog. E ancora PiccolaGrandeItalia, una campagna per la tutela e la valorizzazione dei piccoli comuni italiani alle campagne per la salvaguardia degli ecosistemi delle alpi, dei fiumi, dei boschi, di parchi e delle aree marine protette. Con Cambio di Clima si pone invece l'attenzione 'locale e globale' sui preoccupanti cambiamenti climatici passando per il risparmio energetico e le fonti rinnovabili.

 

In Sardegna oltre al comitato regionale, sono presenti 13 circoli locali che quotidianamente si occupano del proprio territorio portando avanti vertenze e attività di informazione e sensibilizzazione.

 Le campagne di Legambiente Sardegna sono:

 

TUVIXEDDU: UN COLLE DA SALVARE

Campagna per salvare la più grande necropoli punica del mediterraneo

 

PETIZIONE CONTRO IL NUCLEARE

Per ottenere una legge regionale che dichiari la Sardegna regione denuclearizzata e perché il Governo regionale persegua un modello energetico moderno, pulito e sicuro, senza nucleare e basato su innovazione, miglioramento dell’efficienza e sviluppo delle rinnovabili.

 


 

WWF Sardegna

WWF_Logo

Dal 1976 il WWF Sardegna opera per salvaguardare l'immenso patrimonio naturale e culturale dell'isola, promuovendo, anche attraverso l'attività delle proprie sezioni, iniziative di sensibilizzazione e conservazione diretta sul territorio. Basti pensare ai numerosi progetti di salvaguardia di alcune rare specie animali come la foca monaca, il grifone, il cervo sardo, il daino, l'aquila reale, la gallina prataiola e il gabbiano corso. Sul territorio regionale il WWF opera attraverso l'Ufficio Programma Mediterraneo per Sardegna e Corsica, cinque sezioni dislocate in altrettante località dell'isola e numerosi gruppi attivi.

Acquistando nel 1985 i 3.000 ettari della foresta di Monte Arcosu, il WWF ha contribuito in maniera concreta alla salvaguardia di uno degli ultimi habitat naturali del cervo sardo, specie minacciata d'estinzione, soprattutto a causa dell'incessante attività dei bracconieri. Oggi, quella di Monte Arcosu, rappresenta la più estesa riserva del WWF Italia.

E' l'esempio più significativo di come un'area protetta possa diventare un'occasione di sviluppo economico e sociale per le popolazioni della zona: nella riserva lavorano guardie, guide, operai e alcune cooperative locali che si occupano della produzione di miele e altri prodotti naturali.
E' proprio partendo da questo esempio che il WWF Sardegna si batte perché nell'isola vengano istituiti nuovi parchi.

A questo proposito va ricordata la Campagna per l'istituzione del Parco Nazionale del Gennargentu in applicazione alla Legge Quadro Nazionale sulle Aree Protette, oppure i numerosi interventi per sollecitare l'Amministrazione regionale nell'attivazione delle procedure per l'istituzione di ben otto parchi regionali. Nell'ambito della campagna per il parco del Gennargentu il WWF ha gestito importanti progetti legati allo sviluppo socio-economico della aree interne.

Negli ultimi anni, il WWF ha intensificato la propria attività per la salvaguardia degli ambienti costieri dell’isola, vera risorsa per il turismo e lo sviluppo della Sardegna, sempre più minacciati dall’invasione del cemento e da fenomeni di erosione e degrado. A tale scopo, dal 1998, ogni anno viene condotta una campagna di monitoraggio aereo grazie alla collaborazione della Guardia di Finanza. Materiali e risultati di tale progetto, tra cui più di 2000 foto aeree,  sono pubblicati sull’apposito sito www.soscostesardegna.it


Di notevole importanza è il contributo offerto dall'Associazione nell'attività educativa presso le scuole di ogni ordine e grado.

CONTATTI:

WWF Sardegna

Via Dei Mille, 13
09124 Cagliari
Tel. 070.670308
Fax 070.654452
E-mail: sardegna@wwf.it

Bioedilizia

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Finiture naturali

 

Gea Biocostruzioni - Cagliari

Isolanti

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Edilana - Guspini (VS)

 

Edilana - Materiali isolanti e fonoassorbenti - Guspini (VS)

Edilana_Logo

Edilana - Materiali isolanti e fonoassorbenti - Guspini (VS)

 

 

Edilana - Materiali isolanti e fonoassorbenti - Guspini (VS)

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CONTATTI: Edilana - Essedi Srl con Socio Unico

SS 126, Km 95 - Guspini (VS)

Tel.  070 9371808    info@edilana.com

www.edilana.com

L'AZIENDA

EDILANA produce e sviluppa prodotti in lana di pecora sarda per l’isolamento termico e la fono assorbenza con applicazioni nell’edilizia, nell’ecodesign, nel verde. EDILANA è un progetto nato dai saperi locali depositati nella banca del tempo di Guspini e dalla sinergia di due famiglie sarde di imprenditori i Crabolu di Nule e i Ruggeri di Guspini.
I prodotti EDILANA sono ideati e realizzati in Sardegna senza finanziamenti pubblici.

LA PRODUZIONE

La produzione dei prodotti EDILANA avviene attraverso un processo che parte dalla raccolta della lana dagli ovili sardi a cui segue dopo il lavaggio e la cardatura la realizzazione industriale a basso impatto energivoro dei materiali Edilana realizzati al 100% con lana di pecora autoctona di Sardegna presso gli stabilimenti di Bitti. L’evoluzione dei prodotti e le applicazioni per l’edilizia l’ecodesign e il verde viene sviluppata presso la Essedi di Guspini che gestisce la commercializzazione dei prodotti EDILANA

Pregi della lana di pecora sarda

Le proprietà della lana di pecora sono conosciute dall’uomo che con essa si è protetto dagli agenti atmosferici da tempi immemorabili. La struttura della lana, oltre che dal fattore genetico, è influenzata anche da altre componenti come l’alimentazione, la composizione della terra e persino l’aria che respira la pecora. La fibra della lana sarda è molto elastica grazie alla ricchezza di lanolina (cera secreta dalla lana). Il pelo di pecora sarda risulta fortemente crettato, con una ampia zona cava interna, doti ottimali per un materiale isolante. La lana dei prodotti EDILANA è ottenuta dalle pecore bianche e nere allevate in Sardegna, che vivono allo stato brado in pascoli semiselvatici, distribuiti dal mare alle montagne. La lana di pecora dei prodotti EDILANA è naturale, è atossica, priva di colle, resine, polistireni, è riciclabile, biocompatibile, non energivora, non polverizza, non rilascia sostanze tossiche, non irrita la pelle, non produce fibre respirabili o inalabili. La produzione Edilana ha un bassissimo input energetico, che fornisce un valore negativo per l'effetto serra (quindi CO2 riduttore). La lana di pecora è una risorsa che si rigenera, infatti ricresce, proviene da fonte rinnovabile ed eccedente (la pecora necessita ogni anno della tosatura). La lana non è ottenuta da uccisione o maltrattamento di animali. I prodotti Edilana sono ideati e prodotti in Sardegna senza finanziamenti pubblici.


PROPRIETÀ DELLA LANA DI PECORA SARDA

ISOLAMENTO TERMICO

L’isolamento termico è dato dalla quantità di aria che un materiale riesce a intrappolare: le scaglie della lana di pecora sarda danno alla fibra una certa ruvidezza e con i loro interstizi ne aumentano la superficie. Il suo potere isolante rimane costante anche in presenza di umidità.

POTERE FONOASSORBENTE EDILANA

EDILANA ha un ottimo potere di isolamento acustico capace di formare una efficace barriera al rumore. La fibra della lana (quella sarda in modo particolare) ha un’uncinatura molto ricca e sinuosa, fortemente spiraliforme che permette non solo di abbattere l’inquinamento uditivo, ma di agire sulla struttura del suono migliorandolo.

CAPACITÀ IGNIFUGA

La lana di pecora possiede un elevato potere ignifugo: prende fuoco con difficoltà, è autoestinguente, non fonde, non gocciola, carbonizza velocemente e non trasmette la fiamma, sviluppa poco calore e poco fumo. Le fibre della lana subiscono dei danni a temperature maggiori di 250 °C e la combustione avviene a una temperatura di 660 °C.

INATTACCABILITÀ DELLE MUFFE E POTERE BATTERICIDA

Le fibre della lana di pecora (lattifera) grazie alla struttura fortemente proteica, non sono attaccabili dalle muffe ma addirittura ne contrastano la formazione.

 

I VANTAGGI DELLA LANA DI PECORA SARDA

Con l’umidità alcuni materiali isolanti impermeabili bloccano la traspirazione causando fenomeni insalubri di condensa e formazioni di muffe. Altri prodotti coibenti traspiranti invece sostituiscono all’intrappolamento dell’aria quello dell’acqua, perdendo quindi capacità isolante. Infatti è la presenza di acqua nel materiale a trasmettere verso l’interno la temperatura esterna. L’eccellente proprietà di isolamento-traspirazione del prodotto EDILANA MAT 30 "D 50" lo si deve al rapporto tra lambda 0,0339 e il coefficiente di resistenza alla diffusione del vapore acqueo: valore µ pari a 2,3.

 

CERTIFICAZIONI E DATI TECNICI sono consultabili e scaricabili sul sito www.edilana.com

 

Materiali costruttivi

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Gea Biocostruzioni - Cagliari
 
 

Adobe di Luigia Demelas – Produzione di mattoni in terra cruda – Nurachi (OR)

ladiri

Zona Artigianale Loc. Pala Bidda (dietro la vetreria) – Nurachi (OR)

 

Contatti: Luigia Demelas  348 6700076 

 

 

A Nurachi (OR) la ditta Adobe ripropone la produzione dei mattoni in terra cruda realizzati con il metodo tradizionale.

 

Fornisce i ladiri in tutte le misure richieste, compreso il formato per le cupole dei forni, la terra setacciata per la preparazione della malta per la muratura e gli intonaci, oppure la malta già pronta.

 

Da alcuni decenni in tutto il mondo si sta rivalutando l’uso della terra cruda, da noi chiamata con il termine dialettale: “Ladiri” o “Ladirini”. In Germania, Inghilterra e Francia esistono già moltissimi edifici costruiti con questi mattoni mentre in Italia, purtroppo questo materiale è considerato “troppo povero” quindi, molto spesso non viene preso in considerazione.

 

Eppure, la terra cruda impiegata nell’edilizia, offre notevoli vantaggi:

 

·          E’ un ottimo isolante acustico

 

·          Ha un forte potere traspirante

 

·          Ha la capacità di regolare naturalmente l’umidità e la temperatura interna dell’abitazione

 

Ritornare, dunque, sui propri passi e chiedersi se non si sia dimenticato nulla che oggi potrebbe risultare prezioso?

 

Nel Campidano di Oristano è possibile osservare in che modo il mattone in terra cruda trovi la sua utilità. Nei suoi centri storici, esso è infatti ricco di abitazioni rurali ed edifici costruiti in “Ladiri”.

 

Per favorire il recupero delle architetture in terra cruda e per immettere il suo utilizzo nel mercato è stata concessa una agevolazione dai contributi regionali (Legge Regionale n. 29 del 13 ottobre 1998)

 

 

Pannelli solari e fotovoltaici

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Aziende

ETS group - Cagliari

T&T Services - Assemini (Ca)

Supersolar - Selargius (Ca)

Elos Energy - Flumini di Quartu (Ca)

S.P.Solaris - Ussana (Ca)

Fontenergy - CagliariSesco - Pirri (Ca)

Ecothema - Pula (Ca)

Solarenergy - Selargius (Ca)

Climatica - Cagliari

Maim Engineering - Cagliari

Climaingross - Pirri (Ca)

Sagea - Cagliari

Cianchi & Matacena Architects - Cagliari

RistrutturaCASA - Cagliari

AltrEnergie - Cagliari

Personal Energy - Cagliari

 S.E.I. - Sassari

Astel Sarda - Sorso (Ss)

ELIOS - Deumificatore

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Contatti:

eliossoluzioneumidita@gmail.com

www.facebook.com/soluzioneumidita

www.soluzioneumidita.com

Numero Verde:  800 035 130

ELIMINA!

PER SEMPRE L’UMIDITA’  DELLA TUA CASA.  

LA SOLUZIONE DEFINITIVA A DISAGI E ACCIACCHI CAUSATI

DALL’UMIDITA’ DI RISALITA SUI MURI

 

Cosa è

Elios è un dispositivo innovativo che asciuga definitivamente i muri, bloccando la risalita dell’umidità.

Con Elios puoi dire addio a tutti quei lavori periodici di imbiancatura o rifacimento dell’intonaco.

Grazie al principio elettrico con cui funziona, agisce direttamente sulla vera causa di risalita dell’umidità dal terreno. Il risultato?

Fine degli acciacchi e disagi fisici causati dall’umidità; fine delle regolari manutenzioni e costosi interventi che non risolvono mai il problema. Non più spreco di calore disperso dai muri umidi; fine dei danni a mobili e tessuti.

Un unico dispositvo copre una superficie di 200 mq, asciugando muri esterni, pareti interne, cantine e seminterrati. L’installazione e semplice e veloce; non richiede scassi o interventi murari.

 

Perchè funziona

Il motivo per cui Elios è così efficace nel risolvere per sempre il problema dell’umidità, è dovuto al fatto che agisce direttamente sulla vera causa.

Una volta installato Elios asciuga i muri. Ma non solo, crea uno scudo protettivo che mantiene per sempre asciutta e sana la tua casa.

Il dispositivo Elios funziona senza nessun intervento invasivo. Ció, lo distingue dai metodi tradizionali:

basta installarlo nel punto indicato dal nostro tecnico.  

L'umidità di risalita viene bloccata immediatamente.

Il dispositivo é in grado di prosciugare l’umidità da qualsiasi tipo di muratura che si trova nel suo raggio d'azione.

 

Elios è un dispositivo sicuro, non nuoce alle persone e ad altre forme di vita; al contrario, crea un microclima sano nell'ambiente.

Il suo periodo di prosciugamento dipende dal grado di umidità iniziale; in tre mesi già risultati eccellenti con sparizione di odori di muffa e stantio.

Elios è anche a basso consumo; il costo di funzionamento è di circa € 4 all’anno. Ha inoltre un sistema di autocontrollo e non necessita di alcuna manutenzione.

oOo

Certificazioni

IL DISPOSITIVO HA OTTENUTO I SEGUENTI CERTIFICATI:

• CERTIFICATO DI CONFORMITÀ CE/13/38/06/BT

• CERTIFICATO DI SICUREZZA B/13/48/06/BT

• DICHIARAZIONE DI CONFORMITÀ WE 1/06

• ATTESTATO DI IGIENE HK/B/1170/01/2005

• DICHIARAZIONE PP.329/P2/2004/NA DELL'ISTITUTO

CENTRALE DELLA PROTEZIONE DEL LAVORO

 

PRODOTTO CONFORME ALLE NORME DELLE DIRETTIVE: LVD

73/23/EEC e EMC 98/336EEC.

 

INTERVENTO DI RISANAMENTO MURARIO AI FINI DEL RECUPERO

CONSERVATIVO COME DA LEGGE 83 DEL 2012,

BENEFICIA DEL CONTRIBUTO FISCALE DEL 50%.

 

Sistemi di riscaldamento

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Ecovillaggi

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 ReteEcosardi

 Casa Uras - Condominio Solidale - Magomadas (OR)
 
 
 

Educazione Ambientale

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SottoStudio - Cagliari

Associazione Antichi Cammini - Educazione Ambientale - Maracalagonis (Ca)

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Cell. 340 6768153 info@antichicammini.it

www.antichicammini.it

  

L'Associazione Antichi Cammini si occupa di progettazione e realizzazione di percorsi educativi ed interpretativi storico ambientali finalizzati a promuovere reali cambiamenti nel proprio modo di vedere l’ambiente in cui si vive.

Le attività sono delle magiche avventure educative per "imparare a vivere più

leggeri" sul nostro pianeta.

Per fare ciò si parte da un nuovo (o perlomeno riscoperto) punto di vista, e cioè da un'indagine approfondita e dalla riflessione sul rapporto Uomo-Natura nel passato.

Nel corso della storia questo legame ha avuto alterne vicende e pian piano l'antico cammino comune tra Natura e Uomo si sta’ smarrendo.

L’obiettivo dell’associazione è quello di far riscoprire o - nel caso dei bambini -scoprire, attraverso l'antico cammino dell'uomo, una nuova coscienza ambientale che non ci faccia dimenticare "da dove siamo venuti" e che ci faccia comprendere "dove stiamo andando".

 

Questo obiettivo è prefisso tramite delle visite guidate in diversi ambienti naturali, siti archeologici e laboratori didattici di tecnologie preistoriche, in cui riacquisire quella manualità che nella vita moderna sta andando estinguendosi e capire soprattutto quanto dalla Natura si possa avere senza arrecarle danno.



Associazione L'uomo che pianta gli alberi - Cagliari

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Contatti: Cell. 331 9575228 luomochepiantaglialberi@gmail.com

www.luomochepiantaglialberi.it

https://www.facebook.com/pages/Luomo-che-pianta-gli-alberi/135715356590340

L’Associazione “L’Uomo che pianta gli alberi” è un’Associazione senza scopo di lucro che si propone di promuovere la cultura del rispetto del verde e di creare attività mirate a rinverdire il “Pianeta Terra”, attraverso il cuore, l’intelligenza e la dedizione necessaria per custodire, salvare e piantare gli alberi.

L’albero rappresenta fin dai tempi più antichi, il simbolo e l’espressione della vita, dell’equilibrio e della saggezza.

La distruzione degli alberi e di intere foreste è un atto indegno che crea problemi all’intero pianeta e a tutti i suoi abitanti, poco si fa per contrastare questi atti.

Il sentimento di impotenza rispetto a tale situazione è proprio ciò che vuole questo “ sistema”, che non si preoccupa dei disastri ambientali, ma mette al primo posto l’interesse economico dei “più potenti”.

E’ tempo di cambiare il nostro pensiero di rassegnazione e unire le nostre forze.

La vera novità di questo periodo storico è proprio questa: il cambiamento è possibile, se le persone comprendono di essere tutte connesse.

Quando tutti daremmo un contributo per il bene comune, allora ritroveremo il Paradiso perduto e il nostro diventerà un mondo felice, dove è possibile elevare la nostra coscienza che ci restituirà la dignità di esseri Umani.

Possono aderire ai progetti promossi dall’Associazione tutti coloro che vogliono lasciare alle future generazioni un “Pianeta verde”, dove vivere in armoni con la natura e che non vogliono solo pre-occuparsi, ma occuparsi personalmente di rinverdire il Pianeta, e non delegare, ma prendere coscienza che se una sola persona può cambiare le cose,….più persone e intenti fanno la differenza.

L’Associazione promuove progetti per piantare alberi e le seguenti iniziative di divulgazione:

-   Conferenze.

-     Proiezione di film e documentari.

-     Concerti.

-     Mostre.

-     Corsi teorici e pratici sulla piantumazione.

-     Progetti di sensibilizzazione a livello scolastico.

-     Corsi sull’agricoltura naturale e orti sinergici.

-     Corsi sull’energia degli alberi.

- Prendere contatti con le amministrazioni per promuovere la piantumazione.

“L’Uomo che pianta gli alberi” aderisce all’Associazione Scirarindi  e sostiene il Progetto Globale 2012 e il Censimento Globale.

 

 

 

Comune di Villaverde - (OR)

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Sede comunale: via Indipendenza 3

Contatti: Tel 0783-939023 Fax 0783-939000

www.comune.villaverde.or.it

Il comune di Villa Verde (o sarebbe meglio dire Bannari, considerato che questo era il suo nome fino al 1954) si trova in Provincia di Oristano, nell'area dell'Alta Marmilla, e conta circa 350 abitanti.

 

       

        Il suo territorio, che si estende per poco più di 17 kmq, ricade all'interno del Parco Geominerario della Sardegna e del costituendo Parco regionale del Monte Arci, alle pendici del quale è adagiato.

        Numerose sono le testimonianze storico – archeologiche presenti nell'ambito del territorio comunale, le più importanti delle quali sono legate alla lavorazione dell'ossidiana, ed alla successiva età nuragica. In particolare, si segnala l'area di Brunk'e s'Omu, all'interno del bosco di Mitza Margiani, con un importante complesso polilobato, un grande villaggio nuragico, numerose officine litiche.

        Di grande rilevanza è il patrimonio ambientale, con l'area del bosco d'alto fusto alle quote più elevate, con i boschi di leccio sotto la cresta dell'altipiano, con la zona dei prati umidi, con una flora rigogliosa ed una fauna vivace, con le numerose sorgenti disseminate in tutto il territorio

        Purtroppo, il territorio comunale di Villa Verde è stato duramente colpito dai disastrosi incendi del 23 e del 24 luglio scorso, quando i roghi partiti dal limitrofo territorio di Pau hanno arso quasi 1.000 ha di territorio, metà del quale boschivo. Questo rende ora necessario ed urgente provvedere al taglio della legna arsa, al fine di favorire la ripresa della vegetazione nel più breve tempo possibile.

        Si tratta di una prova importante per un piccolo Comune come quello di Villa Verde. Ma è allo stesso tempo una sfida stimolante per una Amministrazione che ha scelto, da tempo, di portare avanti politiche sostenibili, finalizzate ad aumentare il livello di qualità della vita per i cittadini residenti, ed a portare avanti un progetto di sviluppo che vede proprio nella valorizzazione delle risorse ambientali e culturali del territorio il suo fulcro, offrendo una opportunità ad una realtà che soffre la piaga apparentemente inarrestabile dello spopolamento.

        E' per questo che abbiamo intensificato il nostro impegno nell'organizzazione di eventi culturali (in collaborazione in particolare con il Consorzio Due Giare che ha scelto Villa Verde come sede del Distretto culturale evoluto) e nella valorizzazione delle risorse a disposizione (zone archeologiche, museo, chiese, centro storico).

        E' per questo che abbiamo avviato tutta una serie di azioni di impegno e sensibilizzazione nel campo della tutela ambientale (dalla tutela delle acque pubbliche alla gestione razionale del bosco, dal risparmio energetico alle energie rinnovabili, dal potenziamento della raccolta differenziata alla eliminazione dei sacchetti di plastica).

        E' per questo che da qualche mese abbiamo aderito, primo e per ora unico Comune sardo, all'Associazione Comuni Virtuosi: perché intendiamo proseguire sulla strada finora intrapresa.

        E' per questo infine che guardiamo con attenzione e simpatia alle iniziative di “Scirarindi”, animata dallo stesso spirito con il quale, ogni giorno, proviamo ad offrire a Villa Verde ed ai suoi abitanti, una prospettiva di crescita.

Maria Luisa Ledda - Tintura con le erbe - Quartucciu (Ca)

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Contatti:    Tel.  070 843116

                 Cell. 347 7534037     

                 luisaledda@tiscali.it

 

Laureata in Scienze agrarie presso la Facoltà di Sassari, Maria Luisa Ledda opera nel campo delle produzioni sostenibili dal 1993. Si e’ occupata di produzione e  certificazione di prodotti biologici, divulgazione e formazione in agricoltura biologica.  A partire dal 2000 il suo interesse e lavoro si è focalizzato sul tema dell’educazione ambientale 

Attualmente conduce laboratori di EA per ragazzi e adulti presso il CEA “Fighezia” di Fluminimaggiore  e collabora in ambito regionale alla formazione degli operatori di Fattorie didattiche. 

 

L’incontro con Dolores Ghiani, esperta tessitrice di Isili, la introdusse all’arte della tintura con le erbe. Partendo dall’interesse e amore per la natura è stato naturale approfondire la conoscenza delle piante dal punto di vista tintorio.

Conoscere e riconoscere: il mondo esteriore come il mondo interiore. Nel contatto con la terra, le radici, le corteccie, le foglie, i due mondi dialogano intimamente. Il processo alchemico cambia colore della lana….cambia il colore della nostra vita. È questa l’arte più bella.

 

Maria Luisa Ledda propone:

Colorare con le erbe - laboratorio di tintura con le erbe della flora sarda è un percorso di conoscenza ed emozione da vivere all’aria aperta in compagnia con donne, uomini, bambini.

 

La raccolta è un importante

momento d’incontro e

contatto profondo con la natura.

 

Si  ripetono gesti antichi

compiuti migliaia di volte  

per migliaia di anni dalle

donne nel loro interagire

con la Terra.  


Maria Luisa Ledda è anche Operatore olistico in Filosomatica e SGM.  Clicca qui

AllegatoDimensione
Colorare con le erbe.pdf37.51 KB

Paolo Usai - Educazione Ambientale - Cagliari

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Contatti: Cell. 346 4996107     paolo.usai@yahoo.it

www.fotoenatura.com

Laureatosi a Cagliari, nel 2000, in Scienze Naturali con una ricerca di “Analisi della flora delle piccole isole della Sardegna meridionale”, la sua anima escursionista vive appieno il lavoro di tesi e coglie anche l'occasione per approfondire le sue conoscenze di fotografia, soprattutto nel settore naturalistico.

Fin da subito si dedica appassionatamente all' Educazione ambientale e della Cultura Materiale, specialmente quelle più proprie della terra sarda. Partecipa a diversi progetti, rivolti particolarmente alle scuole, guidando i ragazzi alla scoperta della flora e della fauna locale e nella realizzazione di progetti pratici in campo botanico.

Inoltre, in collaborazione con varie associazioni, tiene corsi di botanica e fotografia per un pubblico adulto.

Nel 2007 con la creazione del Registro Regionale delle Guide ambientali escursionistiche della Regione Autonoma della Sardegna gli viene direttamente riconosciuto il patentino di guida escursionista. Nello stesso anno partecipa al " Programma Parnaso ", istituito dalla regione, tramite il quale si specializza ulteriormente nella Didattica Museale ad indirizzo scientifico.

Il programma lo porterà a collaborare prima con il  " Sistema Museo " in Umbria e poi con il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, dove alcune sue immagini verranno inserite in pubblicazioni prodotte dalla sezione di botanica del museo, diretta dalla Dott.ssa Camoletto.

Queste esperienze lo spingono a portare nella sua terra le conoscenze acquisite proponendo autonomamente corsi di fotografia, sia di base sia in campo naturalistico, ed attività diverse riguardanti la flora sarda e le piante officinali.

Tutte le iniziative sono rivolte non solo ad un pubblico già esperto, ma anche  a persone curiose che vogliono ampliare od approfondire le loro conoscenze ed abilità in  questo ambito.  

Fotografia Naturalistica

Paolo Usai - Fotografia Naturalistica - Cagliari

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Contatti: Cell. 346 4996107     info.naturafototrekking@gmail.com

http://naturafototrekking.com

Laureatosi a Cagliari, nel 2000, in Scienze Naturali con una ricerca di “Analisi della flora delle piccole isole della Sardegna meridionale”, la sua anima escursionista vive appieno il lavoro di tesi e coglie anche l'occasione per approfondire le sue conoscenze di fotografia, soprattutto nel settore naturalistico.

Fin da subito si dedica appassionatamente all' Educazione ambientale e della Cultura Materiale, specialmente quelle più proprie della terra sarda. Partecipa a diversi progetti, rivolti particolarmente alle scuole, guidando i ragazzi alla scoperta della flora e della fauna locale e nella realizzazione di progetti pratici in campo botanico.

Inoltre, in collaborazione con varie associazioni, tiene corsi di botanica e fotografia per un pubblico adulto.

Nel 2007 con la creazione del Registro Regionale delle Guide ambientali escursionistiche della Regione Autonoma della Sardegna gli viene direttamente riconosciuto il patentino di guida escursionista. Nello stesso anno partecipa al " Programma Parnaso ", istituito dalla regione, tramite il quale si specializza ulteriormente nella Didattica Museale ad indirizzo scientifico.

Il programma lo porterà a collaborare prima con il  " Sistema Museo " in Umbria e poi con il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, dove alcune sue immagini verranno inserite in pubblicazioni prodotte dalla sezione di botanica del museo, diretta dalla Dott.ssa Camoletto.

Queste esperienze lo spingono a portare nella sua terra le conoscenze acquisite proponendo autonomamente corsi di fotografia, sia di base sia in campo naturalistico, ed attività diverse riguardanti la flora sarda e le piante officinali.

Tutte le iniziative sono rivolte non solo ad un pubblico già esperto, ma anche  a persone curiose che vogliono ampliare od approfondire le loro conoscenze ed abilità in  questo ambito.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               

 

 

 

Stefania Negrini - Operatrice e consulente Biocompatibilità e Riarmonizzazione Ambientale - Cagliari

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Biocompatibilità e Riarmonizzazione Ambientale

VALUTAZIONE QUALITA' DELLE ENERGIE DELL'HABITAT

 

Operatore:

Stefania Negrini

Mob. 366.4940951

E-mail: info@negriniinteriors.com

Website: www.aeteres.com

Interveniamo in tutta la Regione per la verifica delle fonti di disturbo artificiali e naturali con rilevamenti e bonifiche in abitazioni e luoghi di lavoro secondo metodologie e protocolli in accordo con la tecnologia e le filosofia Aetere’s, che unisce le conoscenze delle tradizioni antiche a strumenti che sono frutto della più recente ricerca scientifica.

Le modifiche e gli accorgimenti che suggeriamo agiscono sulle energie degli spazi favorendo equilibrio, comfort e benessere. Ogni incontro è l’occasione per imparare a osservare in modo diverso l’ambiente in cui viviamo e prendercene cura.

 

Prendiamo in esame:

 

ELETTROMAGNETISMO DA FONTI ARTIFICIALI

impianti, apparecchi e distribuzione elettrica, telefonica e di trasmissione radio, all’interno e all’esterno dei locali

 

CONGESTIONI TELLURICHE E GEOLOGICHE

tipologia dei terreni, faglie, magnetismo naturale, polarizzazione, nodi di reti cosmico-telluriche, leylines

 

RADIAZIONE DA ACQUA

flussi o ristagni sotterranei e di superficie, effetti memoria

 

CONGESTIONI DI TIPO PSICHICO

memorie sedimentate di natura elettromagnetica

 

ALTRE FONTI DI DISTURBO

radon, gas, muffe, scarichi fognari, forme architettoniche, colori… (al loro livello “sottile”).

 

 

Le visite eseguite in loco prevedono:

 

Analisi geologica e satellitare - Osservazione e individuazione delle possibili fonti di disturbo interne ed esterne - Rilevamento con strumentazione tecnica - Test percettivi biosensoriali - Anamnesi dell’ambiente in relazione al suo utilizzo - Individuazione di zone e situazioni “critiche” specifiche - Suggerimenti su eventuali modifiche negli spazi e negli impianti tecnologici - Simulazione di installazione di apparecchiature Aetere’s   “Subtile Energy Technology” per l’ottimizzazione della qualità ambientale.

 

Metodologia e approfondimenti:

 

Per informazioni su tecnologia applicata nella valutazione dello stress geopatico e di natura artificiale e per la metodologia seguita nella bonifica energetica:

http://aeteres.com/ricerca/

 

Per gli studi comparati con la società di ricerca svizzera SOLS (Swiss Optimal Living Society):

www.solsociety.ch

 

Per altri approfondimenti:

http://aeteres.com/articoli/

 

 

Come opera la Bonifica e Riarmonizzazione Ambientale (B.R.A.)

 

Proponiamo soluzioni naturali ed efficaci per trasformare gli spazi che abitiamo e che viviamo in luoghi di rigenerazione biocompatibili e armonici. Un’analisi del nostro habitat basata sulla ricerca di alterazioni energetiche e fonti di disturbo ambientale, rivela molto spesso realtà abitative e di lavoro fortemente compromesse che comportano stress e peggioramento del nostro stato di salute. Seguendo metodi e tecnologie avanzati che uniscono conoscenze delle tradizioni antiche a strumenti che sono frutto della più recente ricerca scientifica, è possibile ristabilire condizioni di maggiore equilibrio, comfort e benessere.

 

La Bonifica e Riarmonizzazione Ambientale opera in sinergia con altre discipline a carattere più strettamente tecnico (come la bioarchitettura) e terapeutico (come la bioenergetica) occupandosi di studiare la stretta interazione esistente tra l’uomo e l’ambiente, focalizzando l’attenzione sulle possibili responsabilità dirette di quest’ultimo sull’insorgenza di malesseri, cali di energia o vere e proprie patologie. 

 

La B.R.A. si occupa di individuare la presenza di tutte le condizioni energetiche ambientali non compatibili con le bioenergie dell’uomo, riconducibili a: campi energetici artificiali, quali quelli generati da linee, impianti e apparecchiature elettriche, telefoniche o di trasmissione dati; e campi energetici naturali dipendenti dalla struttura geologica del terreno, come formazioni rocciose, presenza di faglie e fessure, corsi e sacche d’acqua sotterranei, campi magnetici reticolari con i loro rispettivi nodi e tutte quelle “forze” non compatibili con l’equilibrio energetico dell’organismo umano, definite come geopatie. Dove possibile si provvede alla bonifica di queste fonti di alterazione dell’habitat umano.

 

La B.R.A. opera sulla parte sottile (cioè quella studiata ma non ancora ufficialmente riconosciuta dalla scienza ufficiale) dei campi energetici.  Non ne elimina la natura densa (ossia quella rilevabile strumentalmente),  ma ne risolve o riduce gli effetti nocivi (congestioni) che questi provocano sul nostro sistema energetico individuale e quello dell’ambiente in cui viviamo o soggiorniamo.

 

La metodologia applicata per l’intervento di bonifica energetica si avvale della TECNOLOGIA ÆTERE’S, che include elementi di geometria, rapporti matematici e costanti numeriche,   utilizzando il Suono e l’Elettricità come “portanti di informazioni” in grado di entrare in interferenza con il campo vibrazionale disarmonico e incoerente prodotto dalle diverse “congestioni” ambientali ed artificiali. Per approfondimenti:  www.aeteres.com/prodotti